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Poesiae di Lucian Blaga - campo di spighe
Poesia di Lucian Blaga

Nel campo

Dal troppo oro scoppiano le spighe
gocce di papavero qua e là
e nel campo

una ragazza
con ciglia lunghe come spighe d'orzo,
che negli occhi raccoglie i chiari
covoni del cielo
e canta.
lo mi riposo all'ombra dei papaveri,
senza desideri, senza rimpianti,
corpo soltanto
e argilla.
Canta la ragazza ed io l'ascolto.
Sulle sue labbra calde mi nasce l'anima.

E' il ritratto di una villanella della quale il poeta vede e descrive solo le lunghe ciglia, in un campo pieno di spighe mature chiazzato di rossi papaveri, nel colmo dell'estate.
La ragazza ovviamente lavora, raccoglie grano o erbacce, e canta; ma il poeta nota non ciò che raccolgono le sue mani, ma solo ciò che si raccoglie nei suoi occhi: le bianche nuvole del cielo nel chiaro splendore estivo, e il canto delle sue labbra calde.
E' la vita che, nel suo più pieno rigoglio, si manifesta nei campi, nelle messi, nel cielo, nel cuore e nella voce stessa della ragazza; è vita che si ridesta a un tratto anche nel corpo del poeta, rimasto quel giorno, sino a quel momento, « argilla» senza anima.
Nel "ritratto" che segue, « La ragazza », la descrizione fisica (e solo per mettere in risalto ciò che la giovane rappresenta per l'animo del poeta) manca completamente. Si descrive invece il paesaggio, quale, agli occhi del poeta, appare al passaggio della giovinetta « fresca come la rugiada sul frutto non colto », « giovane come il fiore dei primi steli ». !
E' quindi una descrizione indiretta, che tuttavia dice ugualmente il trasporto e l'ammirazione del poeta di fronte alla bellezza della giovane.
Ogni dato esteriore (cosa, persona o paesaggio che sia) è sempre lo stesso agli occhi di ognuno di noi, ma per un poeta diventa momento o occasione poetica quando sa vederlo con occhi suoi e descriverlo in modo da rendere il lettore partecipe di questa sua personale interpretazione della realtà. Questo e solo questo significa "ritrarre" e "descrivere".

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