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Poesia di Lamberto Sabuzi
La ragazza del web 

Era una sera

di quelle stanche e noiose

senza la voglia

di giornate uggiose.

Sul monitor,

una notifica

appare.

Sta un tempo brevissimo

e poi scompare.

C’era un faccino:

a colpo d’occhio

anche un poco bruttino.

Anche se avevo da fare,

lo volli cercare.

Se fosse di donna

farebbe piacere

e qualcosa potrebbe accadere.

Da troppo tempo

il cuore era vuoto

e pure il sesso

oltremodo sconnesso.

Se lo usi fare

con qualche vogliosa

che non ti piace baciare

diventa una prosa

non certo gloriosa.

E allora sei sempre

a cercare l’appiglio

che per l’anima

sia un amantiglio.

Un’amicizia richiesta!

Per l’umore è una festa.

Non certo è la prima

ma stavolta c’è stima

che non sia

la solita pantomima.

Scruti le foto

ed è un maremoto

da quanto l’ammiri

che ti toglie i respiri.

Le gambe son belle,

la gonna è corta

fino a mostrar mutandine

sperando che non sian

di ragazzine,

sarebbe uno scoglio

e problemi non voglio.

La postura è accattivante

e tutto il corpo è ammaliante.

Il viso, il collo

e i capelli castani

son dolci e ti invogliano

a baciarli a due mani.

Poche battute

e lei vuole la cam.

Ma tu non sei predisposto,

non era previsto,

ti saresti agghindato,

almen pettinato.

Ma lei si accalora,

i seni vuol mostrare

per poi continuare

e l’intimo toccare

e con pochi danari

si concede

a tutti gli orari.

Ma dannazione!

Il sesso frequente

non è emancipazione!

Forse così è sempre stato,

era solo represso,

ma almeno

il brutto stile

non era ammesso.

Piccolo fiore

dei tuoi diciott’anni

che elargisci poesia

ai tuoi dongiovanni,

non consumare

tutto il tuo dare;

ti mancherà una parte di te

quando vorrai amare.

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