
Poesia di Jean Racine
Non c'è chi alle tue grazie o Parthenisse resista
Non c'è chi alle tue grazie o Parthenisse resista
il tuo dominio è pari a quello degli dèi.
Sarebbe senza l'anima, non avrebbe la vista
chi potesse guardarti senza renderti onore
Per me, te lo confesso, appena t'ho veduta,
non potendo resistere, mi sono arreso a te.
Con i sensi stregati, la ragione perduta,
Si pose sotto l'ala della tua legge il cuore.
lo vidi senza angoscia la mia baldanza vinta,
E non fu quella perdita crudele né tremenda;
se io ne persi insieme con l'uso anche la voglia:
è felice quell'anima che tua schiava si renda.
Mai simile alla tua io vidi altra bellezza;
I tuoi occhi abbagliarono per lo splendore i miei;
La tua voce dolcissima incantò le mie orecchie;
Nei nodi dei capelli awinto mi perdei.
Ma io non mi fermai alle tue più sensibili
Bellezze: in te ho scoperto i più rari tesori;
E vidi ed adorai questi doni invisibili
Che rendono il tuo spirito bello come il tuo corpo.
Fu allora che vedendo quel merito adorabile
Anche tutti i miei sensi ancor più t'adorarono;
Ciò che vedevo in te era tutto mirabile
E non sentivo in me nient'altro che l'amore.
E finii per amare quell'innamoramento,
E dopo, compiacendomi, ne ho amato la dolcezza;
I tuoi occhi e il tuo viso nell'anima li sento,
Ho sempre Parthenisse al fondo del mio cuore.
Sì, dopo che i tuoi occhi mi accesero la fiamma
Respiro meno bene in me stesso che in te;
E sembra che l'amore abbia il posto dell'anima,
Ed io non vivrei più se non fosse più in me.
E voi che mai avete Parthenisse incontrato
Boschi, fontane, rocce, mio soggiorno incanteyole,
soffrite che fin qui il suo nome abbia fiato,
e non scordate mai la sua gloria e il mio amore.
