
Poesia di Izet Sarajlic
Qualcuno ha suonato
Quando già pensavamo che non sarebbe venuto nessuno
né in tarantas
né con una ventosa carrozza,
qualcuno ha scampanellato.
Voglia di vedere il nostro Klaudije?
Čedo?
I Radonic?
Zeljko non poteva venire.
Sono già tre mesi
che lo trafiggono di iniezioni
laggiù
al sanatorio.
Ivan Ivanovic non viene da tempo
anche se continua a dire:
domani arrivo.
Eppure, qualcuno ha suonato.
S’è visto chiaramente che anche Puskin nella vetrina
riprendeva vita fra i libri.
Forse è qualcuno che ama i giambi?
Forse è qualcuno che sa parlare a lungo di donne?
Sì,
ma davanti alla porta
non c’è nessuno da nessuna parte!
Eppure, io annoterò
Qualcuno ha suonato.
Anche i versi si rallegrano
quando si riunisce la gente.
Post scriptum
E ricòrdatelo:
solo la guerra non suona
quando entra nelle case della gente.
Entra come fosse suo diritto.
La gente non si aspetta più qualche buon incontro.
Tu siedi sola con tua figlia
e fra un allarme e l’altro
le leggi la poesia di suo padre
Qualcuno ha suonato.
Dopo quattro anni
qualcuno torna a scampanellare.
Rovesciando la seggiola
tu ti precipiti
verso la porta.
Laggiù,
con la barba lunga e ispida,
c’è uno sconosciuto
che esprimendosi al passato
ti parla di me.
1965
Da “Chi ha fatto il turno di notte” traduzione di Silvio Ferrari
