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Primavera cielo
Poesia di Giovanni Papini

Fammi tornar bambino

Nella concavità delle valli benedette
passan fiumi dorati tra vinchi e violette;
le piante rabbellite di petali e d'uccelli
offron disegni d'ombre ai giochi degli agnelli;
le belle foglie nuove dell'erbe prataiole
sembrano lingue verdi che assaporano il sole.
Pastori senza greggi, branchi senza pastori
si stendono felici sui primaticci fiori,
e due bovi incantati alla metà del solco
ascoltan, bianchi e fermi, il canto del bifolco.
L'aria giovane tesa sopra i colli celesti 
illumina di pace gli spartimenti agresti. 
O santità perduta del mio cielo infantile, 
oggi recuperata nella luce d'aprile, 
fammi tornar fanciullo in valle di riposo 
quando tutto era sacro, puro e miracoloso; 
fammi tornar bambino, quando tutto era mio 
ciò che alla dolce terra ha regalato Iddio!

Un soave rimpianto della felicità d'un tempo quando al suo sguardo il mondo si colorava di semplicità e d'innocenza e quando tutto ciò che lo circondava aveva sapore di cosa creata allora allora per lui è in questa poesia in cui il Papini, in una bella giornata d'aprile, nella campagna soleggiata tra le visioni e le opere della primavera, si sente riafferrare dalla poesia dei ricordi del suo tempo più lontano e traducela piena del sentimento in un commosso desiderio di rivivere ciò che fu

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