
Poesia di Giovanni Alfredo Cesareo
Sicilia
lo nacqui dove il ciel ride sereno
su l'isola felice, occhio de' mari,
dove fervendo mescono
le lor grida ai mattini umidi e chiari
il molle Jonio e il fumido Tirreno.
Sfolgora il mezzodì per le campagne
nel tremulo silenzio frascheggianti
e polverose torcono
le braccia i chionzi fichi d'India, innanti
ad aspri anfiteatri di montagne.
Su le baie, che s'aprono falcate,
le ville son bianche colombe in giro;
le piagge azzurre fremono
odorando; dall'etra il gregge pende
e l'Etna immane all'orizzonte fuma.
Da Poesie
Giovanni Alfredo Cesareo esalta in questi versi la sua Sicilia, che egli vagheggia fertile e ridente sotto il cielo terso nel silenzio meridiano rotto dal vasto murmure del vento mentre i fichi d'lndia fra aspre montagne ad anfiteatro torcono le braccia polverose;
e i declivi a specchio dei due mari e le baie popolate di ville biancheggianti odorano alla brezza, il tutto sotto l'occhio vigile dell'Etna che s'alza smisurato all'orizzonte col suo cono fumante.
