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In una conca verdissima cui fanno da sfondo le candide vette del Monte Bianco, all'estremità dell'alta Val d'Aosta sorge la ridente cittadina di Courmayeur, oggi centro turistico assai importante. Al termine di un suo soggiorno in questa località, nell'estate del 1889, Giosuè Carducci compose questa lirica nella quale egli celebra l'incantevole paesaggio nei suoi più caratteristici elementi avvicinati per contrasti felicissimi: la serenità luminosa della verde conca e l'asprezza delle immani rocce inaccessibili, il silenzio incantato della notte e la canzone perenne del fiume. In questo ambiente meraviglioso il Poeta Giosuè Carducci trova per il suo spirito e ispirazione per il suo canto.





Poesia di Giosué Carducci -
Courmayeur
Conca in vivo smeraldo tra foschi passaggi dischiusa
o pia Courmayeur, ti saluto.
Te da la gran Giurassa, da l'ardua Grìvola bella
il sole più amabile arride.
Blandi misteri a te su' boschi d'abeti imminente
la gelida luna diffonde,
mentre co 'l fiso albor da gli ermi ghiacciai risveglia
fantàsime ed ombre moventi.
Te la vergine Dora, che sa le sorgive de' fonti
e sa le genti le cune,
cèrula irriga, e canta; gli arcani ella canta de l'Alpi,
e i carmi de' popoli e l'armi.
De la valanga il tuon da l'orrida Brenva rintrona
e rotola giù per neri antri:
sta su 'l verone in fior la vergine e tende lo sguardo,
e i verni passti ripensa.
Ma da' pendenti prati di rosso papavero allegri
tra gli orzi e le segali bionde
spicca l'alauda il vol trillando l'aerea canzone:
io medito i carmi sereni.
Salve o pia Courmayeur, che l'ultimo riso d'Italia
al piè del gigante de l'Alpi
rechi soave! Te, datrice di posa e di canti,
io reco nel verso d'Italia.
Va su' tuoi verdi l'ombrìa de le nubi fuggenti,
e va su' miei spirti la musa.
Amo al lucido e freddo mattin da' tuoi sparsi casali
il fumo che ascende e s'avvolge
bigio al bianco vapor da l'arte de' monti smarrito
nel cielo divino. Si perde
l'anima in lento error: vien da le compiante memorie
e attinge l'eterne speranze.