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Poesia di Giorgio Orelli
A Giovanna, sulle capre 

No che non sono cattivose le capre di Dalpe.
Più che la voglia ingorda e l'anima vagabonda
saggezza le sospinge nei luoghi
più solivi della nostra conca
quando l'inverno è quasi senza neve,
e in giorni come questo luminosi,
vedi, non hanno corpo, non sono che macchie
nere sul greppo; e quella, immota contro il cielo,
potremo attraversarla tenendoci per mano.

Presto esulti, le chiami, gli porti fili d'erba,
lasci che l'una o l'altra ti venga a trovare,
e mentre t'annusa le tocchi il piccolo campano
che suona leggero ma franco più delle campanelle
dell'albero di Natale.

Guardala bene negli occhi, osserva
la tenace pupilla, e come (non piangere, non vanno)
a una giusta distanza ci circondano
e pregano per noi.

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