Kahlil Gibran
L'addio
E intanto era scesa la sera.
E Almitra la veggente disse: Benedetto questo giorno e questo luogo e
il tuo spirito che ha parlato.
Ed egli rispose: Ho io parlato? Non sono stato anch'io un ascoltatore?
Quindi discese i gradini del Tempio e tutto il popolo lo seguì.
E raggiunta
la nave, sostò in piedi sul ponte.
E di nuovo, volgendosi al popolo, levò la voce e disse:
Popolo d'Orphalese, il vento mi spinge a lasciamo
Ho meno fretta del vento, ma pure devo andare.
Per noi erranti, sempre in cerca della via più solitaria, nessun giorno
comincia dove un altro finisce; e nessun' alba ci trova dove un tramonto ci
.ha lasciato.
Anche quando la terra sta dormendo, viaggiamo.
Noi siamo i semi d'una pianta tenace, e quando siamo maturi e il cuore
è al colmo, siamo affidati al vento e seminati.
Furono brevi i miei giorni in mezzo a voi, e ancor più brevi le parole che
ho detto.
Ma se nei vostri orecchi la mia voce svanisse, ed il mio amore dileguasse nella vostra memoria, allora io tornerò;
E con un, cuore più ricco e labbra più obbedienti allo spirito vi parlerò
ancora.
Sì, tornerò con la marea,
E sebbene la morte possa nascondermi, e il più grande silenzio av-
I vilupparmi, cercherò ancora la vostra comprensione.
Né cercherò inutilmente.
Se ciò che ho detto è verità, essa dovrà rivelarsi con voce più chiara, e
I con parole più affini ai vostri pensieri.
Io parto con il vento, popolo d'Orphalese, non affondo nel nulla;
E se oggi non è l'adempimento dei vostri bisogni e del mio amore, sia
questa una promessa per un altro giorno.
Nell'uomo mutano i bisogni, non l'amore, né il desiderio che l'amore li soddisfi.
Sappiate, tuttavia, che dal grande silenzio io tornerò.
La nebbia che all'alba s'allontana, lasciando i campi coperti di rugiada,
si solleva e s'addensa in una nuvola per poi cadere in pioggia.Non sono stato diverso dalla nebbia.
Nella quiete notturna ho percorso le strade e il mio spirito è entrato
dentro le vostre case,
E i vostri battiti del cuore furono nel mio cuore, ed i vostri respiri sul mio volto, e tutti vi ho conosciuti.
Ho conosciuto le vostre gioie e i vostri dolori, e i vostri sogni nel sonno sono stati miei sogni.
E fui spesso tra voi come un lago fra i monti.
Specchiai le vostre cime e i curvi pendii, e le mobili greggi dei vostri
pensieri e desideri.
E al mio silenzio, come ruscelli giungevano le risa dei vostri bambini, e
come fiumi le ardenti brame dei giovanti.
E quando raggIunsero la mIa profondlta, quel ruscelli e quel fiumI non
cessarono più di cantare
Ma venne a me qualcosa più soave che il riso e più vasto che la brama:
Lo sconfmato che era in voi.
L'uomo immenso, nel quale non siete che cellule e nervi;
Colui nel cui cantico tutto il vostro cantare e solo una pulsazione.
È nell'uomo immenso, che voi siete immensi.
E, contemplando lui, vi ho veduto e vi ho amato.
Perché quali altezze può raggiungere l'amore che vadano oltre quell'immensa sfera?
Quali visioni, quali attese e presunzioni, possono salire più in alto di quel volo?
Come una quercia gigantesca coperta di fiori di melo è l'uomo immenso in voi.
li suo potere vi lega alla terra, la sua fragranza vi solleva nello spazio, e nella sua eternità siete immortali.
Vi è stato detto che somigliate a una catena e siete deboli quanto l'anello
più debole.
Questa è una mezza verità. Siete anche forti quanto l'anello più forte.
Misurarvi dall'atto più meschino è calcolare la potenza dell'oceano dalla
sua fragile schiuma. .
Giudicarvi dai vostri fallimenti è biasimare le stagioni perché sono incostanti
Oh sì, siete simili a un oceano,
E anche se le navi incagliate sopra le vostre spiagge aspettano l'alta
marea, neanche voi, come l'oceano, potete affrettare il vostro flusso e riflusso.
E siete simili anche alle stagioni;
E se nel vostro inverno ripudiate la vostra Primavera,
La primavera, che riposa in voi, sorride nella sua sonnolenza e non si offende.
Non pensate che io affermi queste cose perché diciate tra di voi: «Ci
lodava. Non vedeva in noi che il bene».
lo dico solo con parole quello che conoscete nel pensiero.
E cos'è mai la conoscenza con parole, se non un'ombra della conoscenza senza parole?
I vostri pensieri e le mie parole sono onde che provengono da una memoria sigillata che custodisce i documenti dei nostri ieri,
E degli antichi giorni quando la terra non conosceva noi né se stessa,
E delle notti quando la terra era travagliata dal caos.
Uomini saggi sono venuti a voi per donarvi la loro saggezza. lo venni a
prendere la vostra:
E vedo che ho trovato qualcosa assai più grande che la saggezza.
E' uno spirito ardente in voi che raccoglie porzioni sempre maggiori di sé.
Mentre voi, incuranti dei suo espandersi, piangete lo sfiorire dei vostri giorni.
E' la vita in cerca della vita in corpi che temono la tomba.
Qui non vi sono tombe.
Queste montagne e queste pianure sono una culla e una pietra di pas-
saggio d'un guado.
Quando passate per il campo dove avete sepolto i vostri antenati guardate bene, e vedrete voi stessi e i vostri figli ballare mano nella mano.
In verità, voi fate spesso baldoria senza saperlo.
Altri uomini sono venuti, ai quali in cambio di dorate promesse fatte alla vostra fiducia, avete dato soltanto ricchezze e fama e potere.
lo vi ho dato meno che una promessa, eppure siete stati più generosi
con me.
Mi avete dato la mia più profonda sete per la vita.
Sicuramente, non v'è dono più grande per un uomo di quello che trasforma tutti i suoi scopi in labbra arse brucianti e tutta la vita in una fonte.
E' in questo è il mio vanto e la mia ricompensa:
Che ogni volta che bevo a quella fonte, trovo quell'acqua viva arsa di sete come me,
E mi beve, mentre io la bevo.
Alcuni di voi mi hanno creduto troppo orgoglioso e restio nel ricevere doni.
Sono in realtà troppo orgoglioso per accettare ricompense, ma non per ricevere doni.
E benché abbia mangiato bacche sulle colline, quando mi avreste voluto seduto alla mensa,
E abbia dormito nel portico del tempio, quando mi avreste dato volentieri un riparo,
Fu la vostra attenzione affettuosa alle mie notti e ai miei giorni che ha reso il cibo dolce alla mia bocca e ha circondato di visioni il mio sonno?
Ma maggiormente vi benedico per questo:
Che date molto e non sapete di dare.
In verità, la cortesia che si rimira in uno specchio si muta in pietra,
Ed una buona azione che descrive se stessa con teneri nomi genera
imprecazioni.
E qualcuno mi ha ritenuto schivo, e come inebriato della mia solitudine,
E ha detto: «Tiene consiglio con gli alberi del bosco, ma non con gli uomini.
Se ne sta solo, seduto in cima alle colline e guarda la città dall'alto».
È vero che sono salito sulle colline e ho camminato in luoghi remoti.
Ma come avrei potuto vedervi, se non da grande altezza o da lunga distanza?
In verità, può qualcuno esserci vicino a meno d'essere lontano?
Altri si volsero a me, dicendo, ma non con parole:
«Straniero, straniero, amante di altezze irraggiungibili, perché stai tra le vette dove le aquile fanno il loro nido?
Perché cerchi l'inaccessibile?
Quali tempeste vorresti catturare nella tua rete,
E a quali uccelli di fumo dar la caccia nei cielo?
Vieni, e sii uno di noi.
Scendi e acquieta la fame col nostro pane e soddisfa la sete col nostro
vino».
Dissero queste cose nella solitudine delle loro anime.
Ma se la loro solitudine fosse stata più profonda, avrebbero capito che non cercavo altro che il segreto della vostra gioia e della vostra sofferenza,
E che davo la caccia unicamente al vostro io più grande che cammina nei cieli.
Ma il cacciatore era anche la preda;
Perché molte frecce lanciate dal mio arco cercavano solo il mio petto.
E il volatile era anche un rettile;
Perché non appena le mie ali si aprivano al sole, la loro ombra sulla terra era una tartaruga.
E io, il credente, ero anche il dubbioso;
Perché spesso ho messo il dito nella mia propria ferita per accrescere la
mia fiducia in voi e conoscervi meglio.
Ed è con questa fiducia e conoscenza che vi dico:
Non siete rinchiusi nel corpo, né confmati nelle case o nei campi.
Ciò che siete dimora più su delle montagne, e vaga insieme col vento.
Non è qualcosa che striscia al sole per scaldarsi o scava buche nel buio
per stare al sicuro,
Ma è qualcosa di libero, uno spirito che avvolge la terra e si muove
nell'etere.
Se queste parole sono vaghe, non cercate di chiarirle.
Vago e nebuloso è l'inizio di tutte le cose, ma non il loro compimento,
E io vorrei mi ricordaste come un inizio.
La vita, e ogni cosa che vive, è concepita nella nebbia e non nel cristallo.
E chi può dire che il cristallo non sia nebbia corrotta?
Questo vorrei che ricordaste, rammentandomi:
Che ciò che in voi sembra più debole e confuso, è il più forte e il più determinato.
Non è il vostro respiro che ha ererto e indurito la struttura delle ossa?
E non è un sogno, che nessuno di voi ricorda di aver fatto, che edificò
questa città e tutto quello che c'è in lei?
Se poteste vedere le maree di quel respiro smettereste di vedere ogni altra cosa,
E se poteste udire il mormorio di quel sogno non sentireste altro suono.
Ma voi non vedete e non udite, ed è bene.
Il velo che annebbia i vostri occhi sarà sollevato dalle mani che lo hanno tessuto.
E l'argilla che riempie i vostri orecchi sarà buèata dalle dita che l'hanno impastata.
E voi vedrete,
E udirete.
E non deplorerete la cecità conosciuta, né avrete rimpianti per esser stati sordi.
Perché in quel giorno conoscerete il fine occulto in ogni cosa.
E benedirete le tenebre, come benedirete la luce.
Dopo aver detto queste cose, egli si guardò intorno, e vide il pilota della nave accanto al timone che scrutava ora le vele gonfie, ora la lontananza.
E disse:
Paziente, più che paziente, è il capitano della mia nave il vento soffia e le vele non hanno riposo;
Anche il timone chiede la rotta.
Eppure il mio capitano attende con calma il mio silenzio.
E questi miei marinai, che hanno udito il coro del mare al largo, mi hanno ascoltato anch'essi con pazienza.
Non aspetteranno più a lungo.
lo sono pronto.
li ruscello ha raggiunto l'oceano, e una volta di più la grande madre stringe il figlio al suo petto.
Addio, popolo d'Orphalese il giorno è finito.
Si chiude su di noi come la ninfea sul proprio domani.
Quello che qui ci fu donato, noi lo conserveremo,
E se non basterà, dovremo ancora riunirci e tendere insieme le mani al
donatore.
Non scordate che tornerò fra voi.
Un attimo, e il mio ardente desiderio raccoglierà polvere e schiuma per
un altro corpo.
Un attimo, un istante di riposo nel vento, e un'altra donna mi partorirà.
Addio a voi e alla giovinezza che ho trascorso con voi.
È appena ieri che c'incontrammo in un sogno.
Voi avete cantato per me nella mia solitudine, e io ho innalzato con i
vostri aneliti una torre nel cielo.
Ma il nostro sonno è volato e il sogno è fmito; non è più l'alba.
Ora il meriggio è su di noi, e il nostro dormiveglia si è mutato nel
giorno più pieno, e noi dobbiamo separarci.
Se nel crepuscolo della memoria dovessimo ancora incontrarci, parlere-
mo insieme di nuovo, e voi mi canterete un canto più profondo.
E se le nostre mani dovessero incontrarsi in un altro sogno, costruire-
mo un'altra torre nel cielo.
Così dicendo, fece un cenno ai marinai, e subito questi salparono l'ancora
e liberarono la nave dagli ormeggi, e drizzarono a oriente.
E un grido salì dal popolo come da un unico cuore, e si levò nel crepuscolo e trasvolò sul mare come una grande fanfara.
Soltanto Almitra rimase silenziosa, contemplando la nave finché svanì nella nebbia.
E quando la gente si disperse, restò sola sull'argine, ricordando nel cuore le parole:
«Un attimo, un istante di riposo nel vento, e un'altra donna mi partorirà».
