Poesia di Gabriele D'Annunzio
Pesca
Rabbrividisce il mare sonnolento
a l'alba. Si dileguan ne la mite
alba le dune in un biancheggiamento
smorto, come una landa selenite?
Ferma è la barca: un alitare lento
ne l'aria muove da le stanche vite,
e s'agIta il fanale semispento
riflesso ancor ne l'acque scolorite.
Vigila un uomo a poppa, fra le nasse
umide e i cesti carichi di pesca,
fischiando ne 'l silenzio interlunare.
E che tristezza in quelle note basse
a ritmo di ribeba zingaresca
modulate su i sonni almi de 'l mare!
(da «Intermezzo di rime », )
Non si può dire che la pesca praticata allo copo di trarre i mezzi di vita sia uno sport, tuttavia nei rischi del mare in tempesta, quando la barca è paurosamente sbattuta, il pescatore asomiglia a uno sportivo che lotta con indomito coraggio e con slancio contro i pericoli. Gabriele D'A nnunzio in questo sonetto coglie il momento del ritorno dei marinai dopo la fatica della pesca notturna. Il mare è placido, il vento ne increspa lievemente la superficie sollevando lente onde, lunghe come le dune di sabbia
nel deserto. .
La barca è ferma, e il « fanale semispento» brilla fiocamente tra i diffusi vapori del mattino. A poppa, mentre gli altri riposano, vinti dalla fatica notturna, un uomo vigila fischiando. Ma in quelle note, sperdute nel silenzio infinito delle acque, c'è un'eco di profonda tristezza. La luce incerta del primo mattino, il mormorio del mare per l'onda
che si frange rincorrendosi scherzosamente verso il lido, il torpore un po' stanco di tutta la scena sono resi con versi pieni di soave melodia. La malinconica nota
finale, ammorbidita in quella pigra rappresentazione delle cose, pare confondersi con l'ampio respiro del mare addormentato.
