
Poesia di Federico Garcia Lorca
La tua infanzia a Mentone
Sí, la tua infanzia ormai favola di fonti.
Jorge Guillén
Sí, la tua infanzia ormai favola di fonti.
Il treno e la donna che riempie il cielo.
La tua solitudine schiva negli alberghi
e la tua maschera pura d'un altro segno.
È l'infanzia del mare e il tuo silenzio
dove i vetri sapienti si spezzavano.
La tua dura ignoranza dove stette
limitato dal fuoco quel mio torso
Norma d'amore ti diedi, uomo di Apollo,
pianto con usignolo vaneggiante
ma, da erba di rovina, ti affilavi
per i fugaci sogni irrisoluti
Pensiero dirimpetto, luce di ieri,
indici e segnali del caso.
La tua cintura di sabbia senza requi
attende solo tracce che non scalano.
Ma io cercherò negli angoli
la tua anima tiepida anima senza di te che non ti intende,
con il dolore d'Apollo trattenuto
con cui ho rotto la maschera che porti.
Là, leone, là, furia del cielo,
ti farò pascolare sulle mie guance:
là, cavallo azzurro della mia follia,
polso di nebulosa, lancetta d'orologio
Io cercherò le pietre degli scorpioni
e i vestiti di tua madre bambina,
pianto di mezzanotte e panno rotto
che tolse luna dalla tempia del morto.
Sí, la tua infanzia ormai favola di fonti.
Anima strana del mio vano di vene,
ti cercherò piccola e senza radici.
Amore di sempre, amore, amore di mai!
Oh, sí! Io amo. Amore, amore! Lasciatemi.
Non mi tappino la bocca quelli che cercano
le spighe di Saturno nela neve
o castrano animali in un cielo,
clinica e selva dell'anatomia.
Amore, amore, amore. Infanzia del mare.
La tua anima epida, senza te che non ti intende.
Amore, amore, un volo del capriolo
per il petto infinito del bianco.
E la tua infanzia, amore, e la tua infanzia.
Il treno con la donna che riempie il cielo.
Né tu, né io, né il vento, né le foglie.
Sí, la tua infanzia ormai favola di fonti.
