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Poesia di Enzo Marcellusi
Végétatíons de symboles

AII'umidor del vespero, tra rasi
alberi snelli odora il davanzale,
odora dolcemente, e trema quasi
una mano leggera sopra i vasi
passi e scuota, leggera, il davanzale.

Una mano? o una voce? o un suono?

Ecco, giunge la sera: questa sera
di giugno quanto molle e quanto incerta.
Tu suoni il piano: una vecchia preghiera?
una romanza antica? una leggera
gavotta un poco triste e, in fin, diserta?

Nell'ombra chi avanza? o, forse, spare?

Nel salotto, tra il reps e le conchiglie
profonde e vane, c'è il tuo profumo:
un profumo di carne e di giunchiglie
che sale dalle tue mamme vermiglie
e si diffonde in un fiocco di fumo

leggero, quasi da quell'altra stanza.

Ma, tra i bianchi lillà, sovra le placche
di porcellana e i cedui cipressi
e le disfiorite agavi e le bacche
de' coralli, le tue fughe bislacche
recan voci alte e sospiri sommessi.

Riposa nel suo scheletro l'<<Etrusco>>.

da Il giardino dei supplizi

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