Romanza
di Edgar Allan Poe
La romanza che ama volare e cantare
Col capo sonnolento e l'ali chiuse,
Tra lo stormire delle verdi fronde
Su un lago ombroso sul fare della sera,
Per me è stata un pappagallo
Variopinto, uccello tra i più cari.
A ripetere m'insegnò l'alfabeto,
A balbettare le mie prime parole
Mentre nel bosco selvaggio mi trovavo,
Fanciullo con gli occhi curiosi.
Ma ora le eterne stagioni del Condor
Così squassano l'alto dei Cieli,
Con tumulto e fragor d'uragano,
Che non ho tempo più per cure vane
E fisso gli occhi verso il cielo inquieto.
E quando un'ora con più miti ali
Attorno al mio spirito le chiude,
Un crimine il mio cuore riterrebbe
Quel breve tempo perdere
Con lira e ritmi, cose proibite!
Se a quelle corde non vibrasse insieme.
Col capo sonnolento e l'ali chiuse,
Tra lo stormire delle verdi fronde
Su un lago ombroso sul fare della sera,
Per me è stata un pappagallo
Variopinto, uccello tra i più cari.
A ripetere m'insegnò l'alfabeto,
A balbettare le mie prime parole
Mentre nel bosco selvaggio mi trovavo,
Fanciullo con gli occhi curiosi.
Ma ora le eterne stagioni del Condor
Così squassano l'alto dei Cieli,
Con tumulto e fragor d'uragano,
Che non ho tempo più per cure vane
E fisso gli occhi verso il cielo inquieto.
E quando un'ora con più miti ali
Attorno al mio spirito le chiude,
Un crimine il mio cuore riterrebbe
Quel breve tempo perdere
Con lira e ritmi, cose proibite!
Se a quelle corde non vibrasse insieme.
