Poesia di Domenico Gnoli
A gli sportelli della fantasia
Il viaggiar sarebbe il mio diletto
ma costa troppo; per economia
talora uso di prendere un biglietto
a gli sportelli della fantasia.
Preparo la valigia, indi mi metto
dentro il vagone, sento il fischio, e via!
Casi, stando in poltrona e senza spese,
vIaggio innanzi e indietro il Bel Paese.
Ponti sonanti su cupi burroni,
erti dirupi e digradanti clivi
e un vario verdeggiar per tutti i toni
di roveri, di pampini, d'olivi,
campi arati da vigili coloni,
argentee righe di cadenti rivi,
e torri e casolar, chiese e paesi
stesi nel piano o sui ciglion sospesi.
E là m'arresto ove chiamar mi sento
da qualche gloria, ove cresce un alloro:
martella la campana d'un convento,
ecco la Gancia nella Conca d'Oro;
ondeggia il segno di San Marco al vento,
ecco il doge che sale il Bucintoro;
piano, fratelli, non alziam la voce,
ché dormono i titani a Santa Croce.
Cerco palagi e chiese; di memorie
cacciator solitario, il piè rivolgo
ai marmi sculti, alle dipinte storie
e il gran volume di nostra arte svolgo.
Poi, tutto quello che è bello, le glorie
tutte in un fascio nel pensier raccolgo
e chiudo gli occhi e sogno alla ventura
l'itale glorie dell' età futura.
Da Vecchie e nuove odi tiberina
Per chi non ha il tempo o la possibilità di viaggiare c'è sempre il ripiego di munirsi d'un biglietto allo sportello della fantasia. Parte il treno e davanti all'immaginazione ecco aprirsi i panorami piu diversi e più attraenti. Ti vengono incontro paesi e città dove tu puoi comodamente scendere e ammirare palazzi, chiese, monumenti o gravidi di stoi ia o raggian ti di bellezza. E spostandoti con incredibile celerità dall'uno all'altro angolo della Penisola, puoi accostare in una sintesi ideale gli elementi più lontani nello spazio e nel tempo e su quelli sognare le future glorie d'Italia.
