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Amaro sorriso di angeli
di David Maria Turoldo

La tristezza di questi Natali, Signore, ti muova a pietà.
Luminarie a fiumane, ghirlande di false costellazioni oscurano il cielo di tutte le città.
Nessuno più appare all’orizzonte: nulla che indichi l’incontro con la carovana del Pellegrino;

non uno che dica in tutto l’Occidente: “Nel mio albergo, sì, c’è un posto!”.
Non un segno di cercare oltre, un segno che almeno qualcuno creda,
uno che attenda ancora colui che deve venire…
Non è vero che l’attendiamo: non attendiamo più nessuno!
Tutto è immoto, pure se dentro un inarrestabile vortice:
pur esso segno di fatale fissità.
E così, è Destino, più non ci sono ritorni, né ricorsi:
è inutile che venga!
Tale è questa civiltà gravida del nulla!
Ora tu, anche se illuso di credere o figlio dell’ateo Occidente,
segui pure la tua stella - così è gridato per tutta la città dai
vessilli - segui, dico, la stella e troverai non altro
che spiritati manichini di mode folli in volo dalle vetrine…
Poiché falso è questo tuo donare (è Natale), falso perfino
stringerci la mano avanti la comunione, e trovarci assiepati
nella Notte a cantare “Gloria nei cieli…”
Un amaro riso di angeli obnubila lo sfavillio
dei nostri presepi, Francesco cantore di perfette,
tragiche letizie: pure se un Dio continuerà a nascere,
a irrompere da insospettati recessi:
là dove umanità alligna ancora silenziosa e desolata:
dal sorriso forse di un fanciullo dalla casba a Dacca,
o a Calcutta…
Nessuno conosce solitudine come il Dio del Cristo:
un Dio che meno di tutti può vivere solo
pure se sia la dorata solitudine di paradiso.
Certo verrà, continuerà a venire, a nascere ma altrove, altrove…

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