Poesia di Danilo Dolci
Sono indecise se alzare le gonne
Sono indecise se alzare le gonne
di mezzo metro - e non importa se
le gambe sono affusolate o goffe
o storpie talvolta - oppure abbassarle
fin sotto le caviglie ad impigliarsi
coi tacchi, oppure mettersi
i pantaloni lunghi,
o a mezza gamba
o i gambali alle coscie o le scarpette,
la collana di vetri luccicanti ,
che battono ai ginocchi
o dischi tintinnanti sopra il petto,
o avvolgersi in nubi di veli
e tingersi le occhiaie in verde cupo
oppure in blu ,
o dipingersi in rosso il viso o in nero,
a fanale gli occhiali
o torti ai lati a gufo
Come
e rifarsi i capelli in biondo platino
lunghi fino alle natiche
o accorciarseli rasi, o rimontarli .
a trofeo.!
Anche i maschi, indecisi:
allungarsi i capelli? gli orecchini?
la barba oppure i pantaloni porpora?
quale monile al petto? - ma altri mezzi
hanno in genere per farsi valere.
Dai grattacieli neri di fuliggine
dove respirano l'aria in iscatola,
vedono il mare per televisione
quando c'è propaganda alla freschezza
del burro X,
vedono il cielo limpido
nelle riproduzioni a rotocalco,
e le macchine indifferenti schizzano
sui fiumi di persone, indifferenti
schizzano tutti, gonne corte o lunghe
ai borghi piu nascosti:
in un mondo nel quale non importano
una per una tutte le persone
o importano solo a colpo a colpo,
inesperti, si tenta di valere
in questi modi ancora rudimentali.
Passa la gente, passano a milioni
sempre piu fitti, sempre piu i medesimi,
a miliardi nel mondo, e se ne vanno
lasciandosi rubare
tutta la vita della propria vita,
e non sanno a chi urlare e come urlare
« esisto anch'io ».
La produzione industriale, sorta per liberare l'uomo dai suoi bisogni, può sopravvivere solo a patto di suscitare bisogni sempre nuovi: invece di essere un'apportatrice di libertà è divenuta un' apportatrice di schiavittl. L'attuale economia è basata su consumi di massa, che trovano i loro centri di irradiazione non nella. piccola bottega che vende merce di fabbricazione ancora artigianale, ma nei grandi magazzini, nei supermercati, presso i quali si possono acquistare a Milano, come a Firenze, come a Bari, gli stessi identici prodotti. Ed avviene cosi che da una parte i consumatori vengono orientati incessantemente verso nuovi acquisti (dalla pubblicità, dalla stampa, dal cinematografo) dall' altra la produzione tende a livellarsi, Una manifestazione di questo fenomeno si ha nell'abbigliamento: la scelta di un vestito, di una pettinatura, dovrebbe essere un atto individuale, un'affermazione della propria personalità, ma oggi che le nostre inclinazioni, i nostri gusti, sono condizionati dalla volontà dei produttori, questo umano desiderio di essere un po', diversi non può condurci che a esserlo in compagnia di migliaia di persone uguali a noi.
La poesia di Danilo Dolci che può sembrare nella prima parte, quando descrive gli aspetti piu buffi e aberranti della moda, ironica o scherzosa, è in realtà profondamente amara. L'individuo disorientato, isolato, consapevole di non contare più nulla sul piano personale, di essere ingranaggio di una grande macchina che non è lui a condurre, cerca disperatamente di farsi valere in questi modi «rudimentali » con un vestito, una collana, un paio di occhiali e non si rende conto, così, di diventare sempre pitI uguale agli altri, di essere sempre meno se stesso, di privarsi sempre di più di un modo qualunque per dimostrare la propria esistenza. Che questo il poeta non vuole condannare la legittima aspirazione della gente
al benessere; ma vuole dire che il benessere creato fino ad oggi dalla cosiddetta « società dei consumi» ha dato alle persone l'automobile, gli elettrodomestici, i vestiti alla moda, ma anche la mancanza di sicurezza, l'angoscia, la solitudine, il primo giorno nella grande città.
Dalla provincia dove è sèmpre vissuto, un giovane progettista commerciale approda alla grande città e alla grande industria in cui spera di essere assunto; questo è il resoconto - scritto sotto forma di diario - delle sue prime esperienze ed impressioni.
