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Poesia di Charles Bukowski
Un pazzo

Mentre  venivo piazzato nel carcere di L.A.
ancora un tantino brillo
c'era una folla di detenuti in attesa
e nessuno faceva caso a me che fumavo
finchè mi cadde un pò di cenere
allora uno sbirro gridò:
questo posto lo teniamo fottutamente pulito
io dissi:oh, e lo sbirro fece:
uno stronzo che fa il furbo, eh?... ok, adesso avrai il fatto tuo!
e mi spinse in una stanzetta e chiuse la porta dietro di me.
là dietro una gabbia gialla alta da terra al soffitto
c'era questo pazzo furioso che mi vide e ruggì
mi corse violentemente incontro
si schiantò contro la rete metallica gialla
rimbalzò indietro
s'avventò ancora alla rete agguantandola scuotendola
volendo attraversarla provando a prendermi
provando a uccidermi

faceva spavento
ma io ero brillo
trovai un'altra sigaretta l'accesi tremolando
la passai nella rete
aspettandomi che mi venisse mozzata la mano
ma lui prese la paglia se la mise in bocca
inalò esalò

ne accesi una anch'io
e restammo lì insieme a fumare.

è così che lo sbirro ci trovò
quando aprì la porta alle mie spalle.

figlio di puttana, disse,
che bellezza, mi piacerebbe lasciarti
andare per questo.
mi piacerebbe che potessi filartela anche tu,
gli risposi. andiamocene,
disse lui. mentre stavamo uscendo
il pazzo agguantò di nuovo la rete e
urlò, urlò, urlò,
scrollò e tempestò di colpi  la rete
quel reticolato spesso
con la vernice gialla che si spelacchiava rivelando
la pallida vernice grigia sotto.

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