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Poesia di di Carlo  Michelstaedter
A che mi guardi fanciulla con gli occhi pieni di luce 


A che mi guardi fanciulla con gli occhi pieni di luce,

con gli occhi azzurri profondi ed al volto ti sale una fiamma?

Non ha sole la mia giovinezza, non conta gli anni il mio core

l'anima mia dolorosa non sa le primavere.

Fanciulla perché ti soffermi? perché t'avvicini al mio core?

Perché o fanciulla l'avvolgi nel fuoco tuo giovanile?

Fanciulla è freddo il mio core, è freddo il mio core lontano,

non sente l'alito ardente della tua giovane vita.

Quando pei blandi tramonti, per gli ampi meriggi infocati

sui pallidi volti sussurra amor violente lusinghe,

e quando maggio riarde il petto all'uomo che vive

il core mio tace o fanciulla. 

E quando pel fosco piano cui plumbeo il cielo incombe

divampa la fiamma ribelle sospinta dal vento dell'odio

dell'odio doloroso delle moltitudini vinte

ed arde ogni giovane core e piange nell'aria fumosa

lo spasimo disperato, e suona l'urlo più alto

quando frementi si tendono gli archi di tutte le vite

esso tace o fanciulla.

E quando la mamma mi trae dalle aride ciglia una stilla

e quando la morte mi tocca, mi stringe il core convulso

e caldo m'ottenebra gli occhi il sangue di quanti ho amato

esso tace ancora o fanciulla.

E quando m'irride la folla e quando m'innalza la lode

e quando sfacciata mi sento la forza dei giovani anni

il cor mio tace o fanciulla un superbo infinito silenzio.

 1907