Poesia di Carlo Chiaves
Richiamo
La gioventù declina: pure, arrivata a l'estremo
passo, si volge e dice: — Oh! non lasciarmi morire!
tendimi ancora la mano, ch'io possa teco venire!
vedrai quant'altra strada insieme percorreremo! —
Chiama con voce lenta, con voce triste, profonda,
prega con fissi gli occhi e con le mani protese:
Io penso: « Quale amante, quale altra un giorno mi chiese
mercé con simil voce, che vela l'oblio e circonda?
Mia gioventù — rispondo — non fosti buona e non sei;
non è dunque ventura che tu per sempre scompaia?
forse con altra luce sarà la vita più gaia,
forse: per quale insano amore ti richiamerei?».
Tacqui: ed a poco a poco reclinò il capo, smarrita,
ella, e s'avviò piangendo verso la soglia fatale.
Allora, dentro al cuore, mi sorse un terribile male,
una tristezza immensa, più vasta di tutta la vita.
Pensai: «Dunque più fosca sarà la vita domani?
più incerto ancora il fato che mi sovrasta e minaccia? ».
Ell'era su la soglia, ed io le tesi le braccia,
io la chiamai tremando: «Mia giovinezza, rimani!».
Pronta tornommi a canto. « Tu dunque ancora mi vuoi? ».
«Sì! sì! ti voglio, intendi? Oh! non lasciamoci ancora!
Meglio il tuo lume torbo, lo sguardo che mi addolora,
ma ch'io conosco bene. Rimani ancora, se puoi!
Fin che potrai! poi, quando l'ora verrà, che a le porte
il mio destin mi tragga, senza mercé di ritorno,
fuggi, ma ch'io non senta, ch'io non lo sappia, e d'attorno
al cor duri il bagliore dei sogni, fino a la morte! ».
