Poesia di Carlo Betocchi
Il cacciatore d'allodole
In una valle che matura al sole
mille diletti all'estuoso fiume
io andavo un giorno cacciando l'allodole.
A fior del greto, nascevano brune
a forza d'ali, e afferrate dall'aria
mi mostravan nel petto bianche piume.
Incerte, sopra il verde che le ammalia,
e non certe di me, parevan dirmi,
volando e rivolando: - Abbi pietà
di noi che andiamo cantando i nostr'inni:
ma più cercando, come alati arrnenti,
quiete pasture nei vostri confini.
Spesso, senza vederle, nei silenzi
del vento udivo i richiami improvvisi
che l'un l'altro facevano; ma uccelli
d'altra razza saetta vano decisi;
poi vedevo una coppia fremer alta
dall'ali aperte piovendo quei gridi.
La canna del fucile al sol rigava
d'un minuscolo lutto la campagna
che quei sottili canti nevicava.
- Poche allodole, in questa valle bagna,
a notte, la rugiada - e tra le stoppie
magre, guardavo, che il fiume guadagna.
Ecco, cosi pensando, e non a coppie,
dispari, a branchi, da liberi uccelli
come son questi, svolavano allodole.
Una, con volo incerto, come quegli
esseri in cui segreta si consuma
la morte ancora sui biondi capelli,
veniva quasi attratta dalla cruna
danzante della mira del fucile
sempre più tonda nella dolce piuma.
Le vidi a un tratto sull'ali fiorire
un bianco acuto come un fior di spina
poi nel mio cuore la sentii sparire;
precipitò, come fa la mattina
che rotea di tra i rami sopra il fiume,
e cadde tra le zolle a me vicina,
mescolando le dure ali e le piume.
La guardo ancora, che il vento le aduna
poco respiro sul petto, e l'assume.
Da Poesie
È il ricordo di un giorno in cui l'Autore, appostato per la caccia delle allodole in una valle amena bagnata da un fiume, ne vide una che gli volava sopra il capo quasi attirata dalla mira del fucile: e la colpì, stendendola a terra in un confuso grumo di penne e di piume, mentre emetteva gli ultimi aneliti.
