Poesia di Arturo Onofri
da Vincere il drago!
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Da curve di nuvoli aleggia,
in grembo al meriggio turchino,
la voce dei mondi: è un bambino,
che guida una candida greggia
a pascer gli steli
di sole, nei cieli.
E il piccolo bimbo è il pastore
celeste, che parla e risponde
all’umili pecore monde
lungh’esse le prata sonore,
dov’erbe e mentastri
fioriscono in astri.
Con flauto d’angelico argento
dà voce alla melodia grande
che sboccia fra i mondi, e s’espande
fin dentro la terra, col vento
che in nubi sorregge
candori di gregge.
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Una voce inaudita addorme o stratta
gli oceani, e scrolla i continenti. Eppure,
schiude i fiori in dolcezza, e cauta allatta
i cuccioli ora nati, e crea figure
del suo divino afflato
in me ch’ella ha creato.
La sua pienezza d’essere si libra
sulla vita di tutti, in un amplesso
che insinua sé nella più tenue fibra
d’ogni suo nato, e non per farlo ossesso
d’una potenza aliena
ma per prestargli lena:
lena che imprime, risonando, l’orma
della musica sua nella nascente
cosmicità d’ogni terrestre forma,
che sarà vita, un giorno, in sé vivente,
pari, per proprio amore,
al proprio creatore.
(1928)
