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Poesia di Arturo Graf - La voce
Poesia di Arturo Graf
La voce 

Dov'è più fitta la trama
di questa selva remota,
da lunge, a lungo, un'ignota
voce mi chiama, mi chiama
La voce è tenera e trista
la voce è chiara e profonda,
come una voce dell'onda
a un grido umano commista.
lo che a fatica trascino
l'anima stanca ed inferma,
vengo! rispondo e per l'erma
selva cammino, cammino.
Cammino, tra scure piante,
per balzi e ripe, salendo:
il luogo muto ed orrendo
pare la selva di Dante.
Crescono l'ombre e l'arcana
voce, ch'io seguo ed ascolto,
s'affievolisce e nel folto,
innanzi a me, s'allontana.
E alfine tace. Smarrito
seggo sul duro terreno;
il cor mi palpita in seno
come un uccello ferito.
Ombra, silenzio! A ponente,
fra i tronchi immobili, dramma
cupo di sangue e di fiamma,
traspare il giorno morente. 

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Nella selva ( nel buio spirituale ove siè perduto) il poeta ode una voce ignota che a lungo lo chiama, come per condurlo via di lì.
Il poeta la cui anima è affranta da una penosa tristezza di uomo vinto, cerca di distinguere il punto da dove quella voce viene, e di seguirne l direzionee uscire dalla selva; ma il cammino è aspro, la notte avanza, la voce si affievolisce e più non l'ode. Sono tutti richiami intimi, interni, d'un dramma spirituale, avvertiti appena, che dipoi riaffondono nel mistero da cui sono sorti.

Nel pessimismo di Arturo Graf è pure racchiusa l'ansia di un animo che tende di là dalla realtà verso una più ricca vita spirituale a cui- non vorrebbe rinunciare: sente egli come una voce che lo chiama dal buio della selva nella quale si aggira, per avviarlo ad una mèta più alta  (che negli ultimi anni del poeta si concreterà in una incerta fede).