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Io ho appreso a vivere
di Anna Achmàtova

Io ho appreso a vivere con semplicità, con saggezza,
a guardare il cielo e a pregare Iddio,
e a girellare a lungo innanzi sera,
per stancare l’inutile angoscia.
Quando nel dirupo frusciano le bardane
e declina il grappolo del sorbo giallo-rosso,
io compongo versi festevoli
sulla vita caduca, caduca e bellissima.
Ritorno. Mi lambisce il palmo
il gatto piumoso che ronfa con piú tenerezza,
e un fuoco smagliante divampa
sulla torretta della segheria lacustre.
Soltanto di rado squarcia il silenzio
il grido d’una cicogna volata sul tetto.
E se tu busserai alla mia porta,
mi sembra che non udrò nemmeno.

La poesia si presenta  come un testamento spirituale, l'autrice dopo aver tanto sofferto nella vita per eventi dolorosi che hanno riguardato tutti gli uomini  del suo tempo, e lei in particolare, come la guerra e la dittatura staliniana, finalmente  trova la pace e l'equilibrio interiore. La vita tanto breve e fuggevole, le appare bellissima  proprio nelle cose minime, di cui tutti possiamo godere; il colore del cielo e di un fiore la morbidezza del pelo di un gatto. L'angoscia  può essere respinta  dalla saggezza  e dalla preghiera ; anche la sofferenza dovuta all'abbandono della persona amata diventerà allora inavvertita, nelle serena certezza della validità  della propria vita.

dalle Poesie di Anna Achmàtova, in Poesie russe del '900 a cura di A. M. Ripellino, 1954

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