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    Poesia di Angelo Michele Cozza
    In sosta sul vecchio ponte

    In sosta sul vecchio ponte
    dal parapetto malmesso e muscoso  
    tu spii segui e ascolti
    l’acqua viva che sotto vi passa.
    Origlia attenta la mente
    lo strepitare di quelle acque.
    Sullo sfondo vaga e tremula
    una immagine muta:
    si sfrangia , si riforma,
    la scompone un gorgoglio
    l’annega un risucchio.
    Giunchi intirizziti e canne
    mezze rinsecchite sorvegliano
    dagli argini l’indome flutto
    che il pensiero riporta
    a quello invisibile della nostra vita
    che con cadenza frettolosa avanza
    e senz’orma durevole lasciare di ieri
    mai ci dice dove corra.
    Quel brioso mormorio del rivo gonfio
    pare ronzio d’orecchio illuso,
    quelle guizzanti e nivee spume
    ricordano vanesie speranze
    andate in fumo o in malora
    in un caduto arco di vita.
    Su crespo mobile specchio
    a tratti riflesso ti miri,
    tremulo pensi a come sei oggi
    e dubiti di essere ieri stato un altro.
    Proteso al passato cenere
    spali memorie seppellite:
    giovinezza e sogni lustri,
    amori dolci cari e superbi
    che per un’ora ti addolcirono il petto.
    Ma sai pure che il tempo pieveloce
    come l'acqua o un dardo
    procede in avanti e non si volta
    e così ti inoltri oltre il frangente,
    temi il futuro vago che non conosci
    fragile rifuggi da ogni attimo che crolla.
    Ah l’orizzonte remoto oltre la foce
    ove una luce va morendo
    e il cuore ancor vi guarda.
    inseguendo un indomani
    che non indugia e non ci aspetta!

    Sapremo mai un altro modo di essere?
    Vinceremo l’indifferenza
    del cielo che ci riabbatte,
    meno dolente si farà l’oscurità
    che ci viene incontro a gran passo.
    In primavera scenderemo al torrente
    a bagnarci la faccia; una freschezza
    speranza, forse verrà ancora
    a rivisitare il nostro volto.

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