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.Poesie di Alfonso Varano
Poesia di Alfonso Varano
La fata Morgana


Null'aria commovea l'acque, né il vento;
pur gonfio il mar Sicano  insorse e nero,
e il Càlabro spianossi, e qual argento

lustro fosse, di sé fé specchio vero
colla cima erta sul Trinacrio lido,
e il basso piè nell'ltalo sentiero .
In questo pel chiaror cristallo fido
tante immagin ved'io, che all'alma parve,
che l'occhio fosse in presentarle infido.
D'infinite colonne un lungo apparve
ordin egual, ma in un baleno monche
sembrar, ché la metà somma disparve;
e in quella parte, ove rimaser tronche,
si piegar tutte, e di sé fèr molt'archi
rozzi, e simili a quei delle spelonche,
che si mostraro all'improvviso carchi
di vaghissime torri e di castella;
spariro, e in vece lor nacque novella
di piramidi sculte  aspra foresta,
indi ampia valle a fiori pinta e bella;
e in mille colli, e in mille armenti questa
cangiossi ancor; tal ch'io sclamai: -Traveggo?
o sogno forse con pupilla desta?
Ah! dove sono? E che è mai quel ch'io veggo?
Spiega le larve  tu di questo loco,
che alla mia mente oscura  invan lo chieggo
Essa allor allentò di roseo foco
le risplendenti briglie, ed ai cavalli
parve l'usato volo un lieve gioco;
poi disse: - Il monte su i Trinacri calli
Namari ombroso, che al Peloro 16 scende,
fecondo ha il sen di lucidi metalli,
e dentro al mar miste all'arena stende
parti di stibio e vetro e selenite,
e la sals'acqua ancor fertil18 ne rende;
queste dal sol cocente alto rapite
fra i vapor densi forman specchi erranti
di tersissime facce ed infinite.
Quindi da una colonna a lor davanti
mille crearne eguali ad essi accade;
e cangian poi gli obbietti vari e tanti,
perchè il lor moto per aeree strade

cangia l'immago, e in angol è simìle
il raggio che riflette, a quel che cade.
Tu non aver quanto scorgesti a vile,
che per cagion raro ad unirsi pronte
rara anche avvien la vision gentile;
ma ognora fra le cause o ignote, o conte,
per cui natura è di nov'opre vaga,
adora Lui, che d'ogni causa è il fonte.

da Visioni

Alfonso Varano, nacque a Ferrara nel 1705, ed ivi morì nel 1788.
Compose tragedie, tra cui ricordiamo il Giovanni di Giscala (1734); in essa agli argomenti mitologici tradizionali sostituì motivi cristiani. Il più noto dei suoi libri di poesia, visioni sacre e morali (1749-66), anticipa la sensibilità romantica, ma il resto della sua produzione è piuttosto d'intonazione petrarchesca. 

Si rivolge alla Beata Battista Varano, che fa da guida al poeta in questo
viaggio
viaggio.
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