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Poesia di Alfonso Gatto
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Poesia di Alfonso Gatto
Il racconto

Kappler faccia tagliata venne per testimone
a raccontarci il massacro.
Si disse fanatico e sacro
nella sua grande fatica
d'abbattere ostaggi, un portone
di buio aperto dai fari
la cava di Roma antica.

Su quel trofeo di vendetta
 sempre più deboli i forti
ciechi nel giallo alone
del tufo in polvere  in vetta
lui solo a sparare per tutti
i carnefici arresi all'orrore,
lui solo totale furore
di mazza sugli innocenti.
E tacquero i venti,
il silenzio non era del mondo
ma di quel sangue assetato.

Kappler faccia tagliata parlava in tedesco,
il pubblico zitto
l'interprete muto.
Nessuno guardava più in giro,
tutti fissi in un punto, quel punto:
Kesselring, il viso compunto
nell'ordine, il fatto compiuto.
E nulla andò perduto
di quelle parole, io non le riesco
a staccare da me - e non da me, ma dal fitto
del petto con cui le respiro.
Blut diceva il sangue e tu-fo il tufo come noi,
mostrando fra le sue dita
la gialla arenaria che frana
su quella morte impaurita,
sulla giustizia vana
che lascia parole.

All'Appia antica se il sole
rallegra la via
e s'odono i passi perduti
dei morti cristiani,
ricorda gli eterni minuti
di questo supplizio. Domani
i giusti saranno con noi
nel tempo che i morti non hanno.
Or la pietà dell'inganno
vi chiude le tombe già aperte
perché la morte vi opprima
col peso di tutte le offerte,
col senno di poi.
Per altri innocenti, per altro furore
s'accenda la prima
la stessa parola d'amore
che ci fu tolta: domani.

(da La storia delle vittime, 1966)

L'eccidio delle Fosse Ardeatine fu l'uccisione di 335 civili e militari italiani, ebrei, prigionieri politici, e detenuti comuni, uccisi crudelmente il 24 marzo 1944 a Roma dalle truppe di occupazione tedesche come rivalsa per l'attentato partigiano di via Rasella, il 23 marzo .

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