Clorinda e Tancredi
La Gerusalemme liberata
Clorinda in tanto ad incontrar I'assalto
va di Tancredi, e pon la lancia in resta.
Ferirsi a le visiere, e i tronchi in alto
volaro, e parte nuda ella ne resta;
ché, rotti i lacci a l'elmo suo, d'un salto
(mirabil colpo!) ei le balzò di testa;
e, le chiome dorate al vento sparse,
giovane donna in mezzo 'l campo apparse.
Lampeggiar gli occhi, e folgorar gli sguardi,
dolci ne l'ira; or che sarian nel riso?
Tancredi, a che pur pensi? a che pur guardi?
non riconosci tu l'amato viso?
Questo è pur quel bel volto, onde tutt'ardi;
tuo core il. dica, ov'è 'l suo esempio inciso;
questa è colei, che rinfrescar la fronte
vedesti già nel solitario fonte.
Ei, ch'al cimiero ed al dipinto scudo
non badò prima, or lei veggendo, impetra;
ella, quanto può meglio, il capo ignudo
si ricopre, e l'assale; ed ei s'arretra.
Va contra gli altri, e rota il ferro crudo:
ma però da lei pace non impetra,
che minacciosa il segue, e « Volgi» grida:
e di due morti in un punto lo sfida.
Percosso, il cavalier non ripercote:
né si dal ferro a riguardarsi attende,
come a guardar i begli occhi e le gote,
ond' Amor l'arco inevitabil tende.
Fra sé dicea: " Van le percosse vote,
talor che la sua destra armata stende:
ma colpo mai del bello ignudo volto
non cade in fallo, e sempre il cor m'è colto".
Risolve al fin, ben che pietà non spere,
di non morir tacendo occulto amante.
VuoI ch'ella sappia ch'un prigion suo fere
già inerme, e supplichevole e tremante:
onde le dice: « O tu, che mostri avere
per nemico me sol fra turbe tante,
usciam di questa mischia, ed in disparte
i' potrò teco, e tu meco provarte.
Così me' si vedrà s"al tuo s'agguaglia
il mio valore ». Ella accettò l'invito:
e, come esser senz'elmo a lei non caglia,
gia baldanzosa, ed ei seguia smarrito.
Recata s'era in atto di battaglia
già la guerriera, e già l'avea ferito:
quand'egli, « Or ferma » disse « e siano fatti
anzi la pugna de la pugna i patti ».
Fermassi; e lui, di pauroso, audace
rendé in quel punto il disperato amore:
« I patti sian» dicea, « poi che tu pace
meco non vuoi, che tu mi tragga il core:
il mio cor, non piu mio, s'a te dispiace
ch'egli piu viva, volontario more:
è tuo gran tempo; e tempo è ben che trarlo
omai tu debbia; e non debb'io vietarlo.
Ecco io chino le braccia, e t'appresento
senza difesa il petto; or che no 'l fiedi?
vuoi ch'agevoli l'opra? i' son contento
trarmi l'usbergo or or, se nudo il chiedi ».
Distinguea forse in piu duro lamento
i suoi dolori il misero Tancredi,
ma calca l'impedisce intempestiva
de' pagani e de' suoi che sopravviva.
Cedean cacciati da lo stuol cristiano
i Palestini, o sia temenza od arte.
Un de' persecutori, uomo inumano,
videle sventolar le chiome sparte,
e da tergo in passando alzò la mano
per ferir lei ne la sua ignuda parte:
ma Tancredi gridò (ché se n'accorse)
e con la spada a quel gran colpo occorse.
Pur non gi tutto in vano, e, ne' confini
del bianco collo, il bel capo ferille.
Fu levissima piaga; e i biondi crini
rosseggiaron cosi d'alquante stille,
come rosseggia l'or che di rubini
per man d'illustre artefice sfaville.
Ma il prence infurIato allor si strinse
a dosso a quel villano, e 'l ferro spinse.
Quel si dilegua; e questi acceso d'ira
il segue, e van come per l'aria strale;
ella riman sospesa, ed ambo mira
lontani molto, né seguir le cale,
ma co' suoi fuggitivi si ritira.
I Crociati sono giunti dinanzi alle mura di Gerusalernme e I'apparizione della città,nel sole del mattino, è salutata con commozione intensa da tutti i guerrieri.
Frattanto una vedetta dà l'allarme ai cittadini di Gerusalemme; Clorinda e Argante guidano i saraceni all'attacco. È cosí violento questo primo scontro che i cristiani indietreggiano; Goffredo allora manda in aiuto ai suoi Tancredi. Clorinda, vistolo avanzare con fierezza da grande guerriero, gli va subito incontro.
La rivelazione improvvisa che sotto le armi del guerriero si cela una donna giovane e bella, tutti quei bei capelli biondi che le inondano le spalle in una cascata d'oro colpiscono non soltanto Tancredi, ma anche noi.
Sempre, nel poema, ella è circondata da una luce di poesia, creatura tutta diversa dalle altre, per quella purezza che l'ha fatta passare in mezzo agli eserciti e alla guerra intatta nel suo candore giovanile, per quell'eroismo generoso che la eguaglia ai più forti guerrieri.
Ma Clorinda non è soltanto una eroica guerriera; sotto la durezza dell'armatura ella cela una dolce e tenera femminilità, che non appare a chi la guardi combattere in campo, ma che si rivela appena, cessato l'ìmpeto della battaglia, ella è sola con se stessa, o anche quando ha di fronte non dei nemici, ma delle creature umane.
In questo episodio la nota che più colpisçe è la rivelazione improvvisa dell'amore, che ella non conosce ma che la lascia pensosa. Ella ha avuto un'infanzia solitarìa; non ha conosciuto i suoi genitori, è stata allevata da un vecchio servo fedele; c'è in lei un inconsapevole bisogno di tenerezza e di affetto, ma il tragico destino che avvolge e pesa su tutti i personaggi del Tasso le impediscono di sollevare il velo.
di Torquato Tasso
