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Argomento dell'lliade

Gli Achei, riuscito vano il tentativo di prendere d'assalto la città di Troia, l'avevano cinta d'assedio, ma la città resisteva valorosamente e siamo ormai, all'aprirsi del poema, nel decimo anno di guerra.
Tutta l'azione narrata nell' Iliade si svolge in 51 giorni e si può raggruppare intorno a tre centri principali:
1) La contesa sorta fra Achille, il più forte degli Achei, e Agamennone, il capo militare eletto dall'assemblea; il ritiro di Achille dalla battaglia e dalle riunioni degli Achei e le conseguenti sconfitte in campo greco.
2) L'ambasceria mandata ad Achille da Agamennone che, pentito, tenta di convincere l'eroe a tornare in battaglia, e la fiera repulsa dell'eroe offeso.
La generosa offerta di Patroclo, l'amico fraterno di Achille, che, impietosito per la sorte dei Greci, ottiene di presentarsi lui ai nemici, rivestito delle armi di Achille.
La sua morte per mano di Ettore, il campione dei Troiani.
3) Il ritorno alla battaglia di Achille, che vuole vendicare la morte dell'amico. Il duello mortale fra Achille ed Ettore. La morte dell'eroe troiano.

La guerra di Troia secondo la mitologia
Prima di tutto: che cosa intende per mitologia? Quando parliamo di mitologia ci riferiamo a quel complesso di miti e di leggende a cui hanno attinto scrittori e poeti di ogni tempo. I miti riflettono la religione dei popoli antichi, che cercavano di spiegarsi tal uni fenomeni naturali, o costumi, o tradizioni, o leggi, attribuendone l'origine all'intervento di particolari divinità o a semidei, ossia agli eroi, figli di una divinità e di un mortale.
Un insigne studioso del mondo classico, Ugo Enrico Paoli, vi narra quale sarebbe stata, secondo il mito, la prima origine della guerra di Troia: « ...Zeus (il Giove dei Greci), avendo promesso alla Terra oppressa dai troppi uomini che la calpestavano di alleggerirla da quel tormento, aveva fatto anzitutto in modo che scoppiasse la guerra contro Tebe. Molti uomini in verità morirono: ma non abbastanza perché la Terra non continuasse a soffrire di quel pesante camminare che un così gran numero di piedi faceva ancora sulla sua scorza. Zeus, allora, pensò di ricorrere a sistemi più drastici mandando sulla terra fulmini e inondazioni.
Ma un'astuta divinità, consigliera di Zeus, il dio Momo, fece intendere al padre degli dèi che non c'era bisogno di mettere a soqquadro il mondo degli elementi; per gettare lo scompiglio fra gli uomini e spingerli ad ammazzarsi fra loro bastava far nascere una donna, purché, naturalmente, fosse molto bella. Zeus, dunque, decise che Elena nascesse, ed Elena, per far morir gente, nacque: nacque da un uovo, sì che Orazio poté dire che la guerra troiana comincia ah ovo.
Uscì fuori da uno stesso uovo, insieme con la sorella, Clitennestra, che poi sposò Agamennone, il capo della spedizione achea contro Troia. La madre loro, Leda, invaghitasi di Giove, che per sedurla si era trasformato in cigno, aveva deposto due uova: da uno vennero alla luce le due donne fatali, Elena e Clitennestra, dall'altro i due gemelli Castore e Polluce.
« Perché la bellezza di Elena potesse compiere il suo ufficio di far morire molti uomini e sollevar la Terra dall'intollerabile calpestio di tanta gente viva, Momo suggerì
a Zeus un abilissimo accorgimento. Durante le nozze celebrate fra Teti e Peleo, genitori di Achille, insolite nozze perché sposavano un mortale con una dea, essendo intervenute tutte le divinità dell'Olimpo, la Discordia, irritata per non esser stata invitata anche lei, durante il banchetto gettò un pomo su cui era scritto: "Alla più bella".
Tre bellissime dee vi erano nel concilio degli dèi: Hera (la Giunone dei Romani), sorella e moglie di Zeus, Athena (Minerva), dea vergine e guerriera, Afrodite (Venere), dea dell'amore. Scoppiò per conseguenza una grande contesa, perché ciascuna delle tre dee pretendeva di aver diritto al pomo. Zeus decise allora di rimettere il giudizio a un arbitro di bellezza, e fu scelto a tale ufficio Paride, figlio di Priamo, re di Troia, giovane bellissimo, al quale era affidata la cura degli armenti sul monte Ida, presso la città. Era stato esposto dal padre su quel monte e viveva tra i pastori lontano da tutti, perché la madre, quando ne attendeva la nascita, aveva sognato di dare alla luce un tizzone acceso che avrebbe incendiato la città. Il regale pastore stava dunque pascendo gli armenti, quando gli si presentarono le tre dee per sottoporsi al suo gilldizio.
Per corromperlo, ciascuna gli promise un premio se fosse stata la vincitrice: Hera, la potenza, Athena, divinità guerriera, la gloria militare, Afrodite, dea dell'amore, il possesso della più bella donna che fosse al mondo, cioè Elena, moglie di Menelao.
« Alla potenza e alla gloria guerriera Paride preferì l'amore di Elena, e giudicò la contesa delle dee assegnando il pomo Afrodite, con grande bile delle altre due. Afrodite mantenne, come vedremo, la sua promessa; Paride ebbe Elena, ma di qui ebbe inizio la lunga e sanguinosa guerra che terminò con l'eccidio di Troia.
« Perché il destino di Troia si compisse, era necessario che non fosse vana la promessa fatta da Afrodite a Paride che egli avrebbe posseduto Elena, la più bella donna che fosse al mondo. Per suo consiglio Paride si costruì delle navi e veleggiò alla volta di Sparta, dove regnava Menelao, il marito di Elena, Menelao accolse ospitalmente il giovane troiano e, secondo l'uso qei tempi eroici, imbandì in suo onore un banchetto al quale prese parte Elena. Fu così che Paride s'incontrò con Elena e che Elena si invaghì del bellissimo ospite venuto da Troia. Dovendò poi Menelao recarsi nell'isola di Creta, incaricò Elena di aver cura degli ospiti fino al suo ritorno, e partì.
Quando tornò in patria, non trovò più né gli ospiti troiani né la moglie. Nella sua assenza Paride gli aveva rapita Elena e, caricate con lei sulle navi una parte delle ricchezze che trovò nella reggia, era tornato a Troia. I due fratelli di Elena, Castore e Polluce, sotto la cui protezione essa si trovava, essendo in quel tempo lontani, non poterono impedire la fuga dei due innamorati. Giunta a Troia, Elena entrò da signora nella casa di Paride, come moglie di lui e nuora del re Priamo: tale ci appare in tutta l'Iliade. Inutile fu la richiesta che Menelao fece di riavere la donna e le ricchezze rapite. Paride non intendeva disfarsi di ciò che ormai riteneva cosa sua: solo in seguito a una guerra vittoriosa Menelao sarebbe rientrato in possesso della moglie. E guerra fu. Agamennone, fratello di Menelao e potente signore della città di Micene, decise di
convocare tutti i principi della Grecia e di allestire una spedizione contro Troia, per vendicare l'oltraggio fatto al fratello e riprendere la moglie a lui rapita»

Aedi e rapsodi
Nelle corti dei re e dei principi greci di circa mille anni prima di Cristo i frequenti conviti e banchetti erano rallegrati da canti e canzoni che celebravano antiche imprese guerresche e antichi eroi, da cui spesso si facevano discendere i signori presenti.
« I cantori erano èhiamati aedi ed erano tenuti in alta considerazione. Più tardi, col trasformarsi delle istituzioni politiche che da monarchiche deventarono aristocratiche e poi democratiche, i cantori cominciarono a vagare di città in città, di santuario in santuario e recitavano in pubblico canti propri o di altri. Questi cantori girovaghi vennero chiamati rapsodi »}

Chi è Omero?
Di Omero, a cui la tradizione attribuisce i due più grandi poemi del mondo classico, l'Iliade e l'Odissea, poco o nulla sappIamo. Narrano che fosse cieco e passasse da una cItta all'altra cantando antiche gesta di eroi e imprese guerresche. Sarebbe stato uno di quei cantori girovaghi chiamati rapsodì vissuto forse 750, forse 650 anni prima di Cristo. Sette città della Grecia si contendono il vanto di avergli dato i natali, e tra queste soprattutto Chio e Smirne.
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La questione omerica
Circa due secoli fa gli studiosi cominciarono a mettere in dubbio persino l'esistenza di Omero, e la discussione sull'argomento dura tuttora.
Alcuni oggi pensano. che Omero sia esistito, e sia l'autore dell'Iliade e dell'Odissea: l'Iliade sarebbe opera della giovinezza del poeta, l'Odissea della vecchiaia.
Altri sostengono che Omero avrebbe composto solo l'Iliade, altri ancora soltanto alcune parti dell' Iliade, mentre ritengono che l'Odissea appartenga a un'epoca posteriore.
Gli ultimi studi mostrano, con argomenti degni di fede, che molte parti dei due poemi furono composte in periodi diversi, ma alloro ordinamento finale essi non arrivarono attraverso un processo meccanico: ci fu chi ordinò e rielaborò a ragion veduta il materiale raccolto in composizioni poetiche precedenti che, se non permettono di riconoscere le personalità individuali e neppure il numero esatto degli autori (due o più ), ci rivelano fatti storici di estrema importanza per approfondire la nostra conoscenza sul modo di vivere, sulle idee, su quello che fu, in altre parole, lo sviluppo storico -.culturale di un'epoca lontana da noi due millenni e mezzo.
Intanto che gli studiosi proseguono nella discussione sulla questione omerica, noi continueremo, seguendo la tradizione, ad usare il nome di Omero, e cercheremo di capire e di amare i due mirabili poemi che gli antichi ci hanno tramandato sotto quel favoloso nome.

Cause reali della guerra di Troia
La guerra di Troia è un fatto realmente accaduto, motivata da precisi interessi economici e commerciali. Troia è esistita ed era una città ricca e potente situata di fronte
alla penisola di Gallipoli (a quei tempi Chersoneso Tracico) all'ingresso dello stretto dei Dardanelli (che allora si chiamava Ellesponto) e quindi del Mar Nero
(allora Ponto Eusino). Per la sua particolare posizione costituiva la chiave dell'Ellesponto e il centro ideale per gli scambi commerciali fra i paesi europei e quelli asiatici. Ricchezze immense dovevano confluire da ogni parte sui suoi mercati.
Con un'acropoli cinta da solide mura, entro cui si trovavano la reggia, i templi, i palazzi dei notabili della città, guardata dall'alto dal Monte Ida, bianco di nevi, la città vera e propria, ricca e operosa, doveva estendersi lungo i fianchi della collina di Issarlik tra i fiumi Simoenta e Scamandro, fin sulla costa, dove la sua flotta per parecchIe decine di chIlometri poteva signoreggiare il mare.
Gli avventurosi mercanti achei avevano certamente frequenti contatti con le città costiere del Mar Nero, da cui acquistavano e portavano in Occidente oro, argento, legname per le navi, canapa, lino, oggetti e vasi preziosi. Ma Troia, dominando le coste dell'Ellesponto, controllava le rotte delle navi greche ed esigeva tributi e magari, senza tanti scrupoli, le assaliva od anche proibiva loro il passaggio. Ma per Troia questa sua posizione si doveva rivelare, come si suoI dire, un 'arma a doppio taglio: lo provano gli scavi archeologici, che ci dimostrano che non una, ma ben dieci volte Troia fu distrutta; la settima distruzione è quella che Omero ci narra, quella operata dagli Achei, dopo dieci lunghi anni di assegio.
Interessi di vitale importanza economica e politica mossero senza dubbio le popolazioni achee a collegarsi e ad assalire Troia; e per difendere quegli stessi interessi i popoli dell' Asia Minore e gli stessi abitanti del Chersoneso Tracico si confederarono con Troia per resistere all'assalto dei Greci. Fu una guerra lunghissima che dalla città e dalla pianura di Troia si estese fino ai paesi costieri dell' Asia Minore e alle isole prospicienti, quali Samo, Sciro, Tenedo e Lesbo.
Finalmente dopo lunghi e tenaci sforzi da parte degli Achei, Troia cadde e fu saccheggiata e distrutta. Gli Achei poterono prendere la via del ritorno, ma fu un triste ritorno: nel frattempo molte cose erano cambiate anche nei loro paesi. NaturalIilente Omero, pur cantando un avvenimento storicamente vero, come ogni poeta, ne abbellì la narrazione, intrecciando motivi diversi, reali e leggendari. 

Iliade di Omero - Libro  I - II - III - IV 
Iliade di Omero - 
Libro  V -  VI-  VII - VIII  
Iliade di Omero - Libro  IX - X  - XI - XII                     
Iliade di Omero - Libro  XIII - XIV - XV - XVI 
Iliade di Omero - Libro  XVII - XVIII - XIX - XX 
Iliade di Omero - Libro  XXI - XXII - XXIII - XXIV

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