La casa che scappava
Alla fine del lavoro o all'uscita da scuola si prende il filobus, l'auto o il motorino e si torna a casa.
Non ci si può sbagliare: la casa si trova sempre là, allo stesso posto, e nella stessa strada.
Settimio Troini, invece, questa certezza non l'aveva: la sua casa aveva il vizio di scappare.
Finito il lavoro (faceva il facchino), tornava a casa, e niente, la casa non c'era, sparita.
In verità, più che per la moglie e i tre figli, si preoccupava del tempo che perdeva.
Infatti per dormire ne aveva poco, e quello che doveva impiegare per ritrovare la casa era altrettanto riposo in meno.
Ogni sera, per rintracciarla, perdeva ore girando l'intera Roma.
Ormai tutte le guardie notturne, i nottambuli e anche i ladri lo conoscevano.
Scusi, ha visto una casetta a un piano, col tetto rosso... Neanche lo lasciavano finire...
E il comignolo un po' storto?
L'ho vista dalle parti di Piazza Mazzini.
Oppure:
Mezz'ora fa andava verso Via Nazionare.
Spesso la ritrovava sistemata nel bel mezzo d'una piazza o d'un giardino pubblico (era una casetta vanitosa).
A volte, invece, la ritrovava abbracciata a un palazzone di undici piani (oltre che vanitosa, era civetta, le piacevano i palazzoni alti).
E c'era sempre una contravvenzione da pagare per sosta vietata di casa.
