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Favola di Charles Perrault 
Cenerentola con video e audio

Una donna, sposata a un uomo ricchissimo, giaceva da lunghi mesi a letto, gravemente ammalata. 
Quando sentì che la fine era ormai vicina, chiamò a sé l'unica figlioletta e le disse: - Mio tesoro, conservati buona e piena di fede in Dio. 
Il Signore ti sarà sempre vicino. 
lo ti guarderò dal cielo e non ti abbandonerò.
Queste furono le sue ultime parole; di lì a poco chiuse gli occhi per sempre.
La figliola andava tutti i giorni al camposanto, per inginocchiarsi sulla tomba della madre e piangerla. 
E cresceva buona e devota. 
Venne l'inverno, cadde la neve e coprì il sepolcro di una coltre candida. 
Quando il sole di primavera l'ebbe disciolta, il padre si prese un'altra moglie.
La donna, che era vedova anche lei, portò con sé nella nuova casa le sue due figliole, nate dal matrimonio precedente, ch'erano belle nel volto e nell'espressione, ma brutte e nere nell'animo.
E per la povera orfanella cominciò una vita assai amara. 
Le nuove venute la privarono dei suoi begli abiti, la obbligarono a indossare una misera vestina grigia e a calzare un paio di zoccolacci.
Doveva lavorare dalla mattina alla sera, ed eseguire tutte le faccende più faticose: si alzava all'alba, attingeva l'acqua dal pozzo, accendeva il fuoco, preparava i pasti e faceva il bucato.
Come se questo non fosse bastato, le sorellastre le usavano ogni sorta di sgarberie e di cattiverie, la sbeffeggiavano e le rovesciavano i piselli e i fagioli già sgusciati nella cenere, sicché la poverina si doveva inginocchiare e frugarvi in mezzo per raccoglierli a uno a uno. 
La sera, stanca morta per il gran sfaccendare, non aveva più un letto in cui coricarsi, ma si doveva rannicchiare alla bell'e meglio in un canto del focolare, fra la cenere. 
Naturalmente, era sempre impolverata e sudicia, perciò le misero il soprannome di Cenerentola.
Un giorno il padrone stabilì di recarsi alla fiera e chiese alle due figliastre che cosa vole.
vano che portasse per loro dalla città.
Begli abiti disse la prima.
Perle e pietre preziose - disse la seconda.
E tu, Cenerentola? Che cosa desideri?
Babbo, portami il primo ramo verde che sfiorerai col cappello, quando sarai sulla via del ritorno. .
Ricordando i desideri espressi dalle figliastre, acquistò per loro begli abiti e gioielli. 
Poi, mentre tornava a casa, attraversò a cavallo una macchia verdeggiante e il ramoscello di un nocciolo gli sfiorò il cappello. 
Allora ricordò anche il desiderio di Cenerentola e lo strappò dalla pianta.
Cenerentola lo ringraziò del modesto dono e corse subito a piantarlo sulla tomba della madre, piangendo a calde lacrime, che cadendo fitte fitte lo innaffiarono. 
Il ramoscello crebbe rapidamente e diventò un bell'arbusto vigoroso. 
Cenerentola andava tutti i giorni alla tomba, a piangere e a pregare, e, tutte le volte, un uccellino bianco si posava sul nocciolo. 
Se Cenerentola esprimeva un desiderio, l'uccellino le lasciava cadere in grembo quello ch'essa aveva chiesto.
Un giorno si diffuse la notizia che il re avrebbe dato una gran festa, che sarebbe durata tre giorni. Tutte le belle fanciulle del paese sarebbero state invitate a parteciparvi, perché il principe potesse scegliere fra tante la propria sposa.
Le due sorellastre, quando ricevettero l'invito, furono così felici che anche il loro umore si fece un po' meno perfido del solito. Chiamarono Cenerentola e le ordinarono:
Svelta! Pettinaci per benino, puliscici le scarpe e affibbiale con cura. Andiamo alla festa di nozze al castello del re.
Cenerentola obbedì, senza poter trattenere le lacrime, perché anche a lei sarebbe piaciuto po- ter andare alla festa a ballare, perciò chiese timidamente il permesso alla matrigna.
Tu, Cenerentola, impolverata e sudicia come sei, vorresti venir con noi alle nozze del principe? 
Non possiedi né abiti né scarpe e vorresti ballare? ribatté la matrigna.
Ma Cenerentola tanto insistette e supplicò, che la donna finì col dirle:
Ebbene, io rovescio adesso una terrina colma di lenticchie fra la cenere. 
Se in capo a due ore le avrai raccolte tutte, ti concederò di venire con noi.
Cenerentola corse in giardino, sgusciando dalla porticina di servizio, e chiamò: 
Colombelle care, e voi, tortorelle, e voi tutti uccellini che volate liberi per l'aria, accorrete e aiutatemi a scegliere le lenticchie, le buone nella terrina, le guaste nella spazzatura.
E subito due colombelle bianche entrarono in cucina dalla finestra, e dietro di loro due tortorelle, e poi, a stormi, tutti gli uccellini che l'avevano udita, raccogliendosi, intorno al focolare.
E tutti quanti, pic, pic, pic, alzando e abbassando le testine, si misero al lavoro con gran diligenza, lasciando cadere i chicchi buoni nella terrina, quelli guasti nel secchi o della spazzatura. 
Non era trascorsa un ora che avevano finito.
Se ne volarono tutti via e Cenerentola portò la terrina alla matrigna, già rallegrandosi in cuor suo all'idea di andare alle nozze del principe.
Ma la matrigna cattiva disse:
No, Cenerentola, non puoi venire. 
Non hai neppure un vestito un po' decente, né scarpe.
La gente riderebbe di te!
Cenerentola riprese a piangere e a supplicare, e la matrigna si lasciò strappare una seconda promessa:
Se riesci a raccogliere dalla cenere del focolare due terrine colme di lenticchie in un'ora, verrai con noi.
E in cuor suo soggiunse: «Glielo posso promettere, ché tanto è impossibile che ci riesca..
Anche questa volta Cenerentola corse in giardino e invocò l'aiuto delle colombe, delle tortorelle e di tutti gli altri uccelli, che accorsero al ! suo richiamo e pic, pic, pic, in men che non si dica presero fuori dalla cenere le lenticchie a una a una, fino all'ultima, lasciando cadere le buone nella terrina e le guaste nella spazzatura.
Finito che ebbero - non era trascorsa mezz'ora se ne rivolarono via, infilando la finestra, e Cenerentola portò le due terrine alla matrigna, tutta lieta, perché era certa che questa volta 
avrebbe mantenuto la parola.
Ma la matrigna le oppose un nuovo rifiuto: Non serve a niente! Tu non verrai con noi, perché sei mal vestita e non possiedi che un le paio. di zoccoli: 
Ci faresti .arrossire di vergogna, a se ti conducessimo con noi.
Senz'ascoltare le sue preghiere e senza badare le ai suoi pianti, la perfida donna le volse le spalle  e uscì in tutta fretta seguita da quelle superbiose delle figlie.
Cenerentola, ch'era rimasta sola in casa, andò alla tomba della madre, ai piedi del nocciolo, ed esclamò: 
Alberino, che sempre mi hai esaudito, donami, ti prego, un bel vestito.
L'uccellino bianco apparve e le fece cadere in grembo un abito d'oro e d'argento ch'era una  meraviglia, e un paio di scarpine di seta tutte le ricamate. 
Svelta svelta Cenerentola si tolse la misera vestina grigia, indossò l'abito d'oro e d'argento e corse al palazzo del re.
Al suo apparire, né le sorellastre, né la matrigna la riconobbero, tant'era bella nell'abito intessuto d'oro, e pensarono che fosse una principessa forestiera. 
Quanto a Cenerentola, erano convinte che a quell'ora se ne stesse fra la cenere cercare 
le lenticchie. 
Il principe si fece intorno alla bella sconosciuta, la prese per mano e la invitò a ballare con lui. 
Non invitò altre, per tutta la durata della festa, e, se qualche cavaliere si presentava a Cenerentola, pregandola di concedergli una danza, si opponeva dicendo: 
No, è impegnata con me per tutti i balli.
Cenerentola danzò fino a sera. Quando si fece buio, volle accomiatarsi, ma il principe fu pronto a proporre: lor -Vengo con te e ti accompagno fino a casa.
Era curioso di sapere dove abitava, e a quale famiglia apparteneva. 
Cenerentola però riuscì a lai sfuggirgli, e si rifugiò con un balzo nella colombaia.
 Il principe allora, attese che rincasasse qualcuno, e quando giunse il padre, con la mattrigna e le sorellastre, gli disse: 
La bella fanciulla forestiera si è nascosta nella colombaia.
E' «mai possibile che si tratti di Cenerentola? », pensò il padre. 
Si fece portare la scure , e inferse un gran colpo alla colombaia da spaccarla a metà. 
Ma dentro non c'era ombra di Cenerentola; entrarono in casa e la trovarono che dormiva fra la cenere, coperta dei soliti stracci.
Cenerentola, infatti, era uscita immediatamente dalla colombaia attraverso l'apertura che dava sul cortile, era corsa al nocciolo, si era tolta l'abito da ballo e le scarpette, li aveva deposti sulla tomba della madre e l'uccellino bianco era venuto a prenderli. 
Poi, rivestita del misero abituccio di tutti i giorni, si era coricata fra la cenere, in cucina.
Il giorno seguente, dopo che il padre, la matrigna e le sorellastre furono risaliti in carrozza per tornare alla festa, Cenerentola corse di nuovo al nocciolo e lo pregò di ridarle l'abito intessuto d'oro e d'argento.
L'uccellino bianco gliene lasciò cadere in grembo uno ancor più bello del precedente, e quando Cenerentola si presentò così agghindata al castello reale, tutti la contemplarono, perché non avevano mai visto una simile bellezza.
Il principe, che aveva atteso impaziente la sua venuta, la prese per mano e di nuovo ballò tutto il tempo con lei, e se altri la volevano invitare, si opponeva:
No, la damigella balla soltanto con me.
A sera, Cenerentola si accomiatò, e il principe la seguì per tentar di scoprire chi fosse. 
Ma anche questa volta gli sfuggi, correndo nell'orto dietro la casa.
Nel mezzo cresceva un pero, alto e col tronco bel grosso, e portava magnifici frutti. 
Cenerentola si arrampicò fra i rami, agile come uno scoiattolo, e il principe la perdette di vista. Allora attese finché il padre rincasò con la matrigna e le sorellastre, e gli disse: 
La bella sconosciuta è riuscita a sfuggirmi anche questa volta. 
Se non m'inganno, si è rifugiata sul pero.
E' mai possibile che si tratti di Cenerentola?  pensò il padre. 
Si fece portare la scure e abbatté l'albero. 
Ma fra i rami non c'era nessuno. 
E quando entrarono in casa, trovarono Cenerentola raggomitolata nel canto del focolare, com'era solita. Infatti, era saltata giù dall'albero, ma dall'altra parte aveva riportato all'uccellino bianco, che l'attendeva sul nocciolo, il bell'abito e le scarpine e si era rivestita dei cenci di tutti i giorni.
Il terzo giorno, usciti il padre, la matrigna e le sorellastre, Cenerentola corse alla tomba della madre e chiese i nuovo al nocciolo di donarle un abito più be lo che mai.
Fu esaudita: l'uccellino bianco le gettò in grembo un abito stupendo, tutto, scintillante, e un paio di scarpine d'oro purissimo. 
Quando Cenerentola apparve alla festa, gli invitati ammutolirono, incapaci di trovar parole che esprimessero la loro ammirazione. 
Il principe ballò soltanto con lei, e se altri le chiedevano l'onore di una danza rispondeva: 
No, è la mia ballerina.
Giunta la sera, Cenerentola si accomiatò e il principe insistette per accompagnarla. 
Ma la fanciulla fuggì così rapida che non la poté seguire, 
Il principe, però, aveva escogitato uno stratagemma: aveva fatto cospargere di pece i gradini dello scalone, e la scarpetta sinistra di Cenerentola vi rimase appiccicata.
Il principe si affrettò a raccoglierla e ne amo mirò, oltre alla fattura, la piccolezza. 
Doveva avere un piedino minuscolo e sottile colei che l'aveva smarrita! 
Il mattino seguente, munito della preziosa scarpetta, andò dal padre di Cenerentola e disse.
La fanciulla che la potrà calzare sarà mia sposa.
Le due sorellastre udirono queste parole e si rallegrarono, perché tutt'e due avevano il piede piccolo e ben fatto. 
La maggiore prese la scarpina e si chiuse nella sua stanza, per provarla; e la madre era con lei. 
Ma per quanto si sforzasse, non c'era verso: il dito grosso non voleva saperne di entrare. 
Allora la madre le porse un coltello e le consigliò:
Tagliati il dito! Tanto quando sarai regina non avrai più bisogno di andare a piedi.
La giovane accettò il consiglio, si tagliò il dito grosso, strinse i denti per resistere al dolore e andò dal figlio del re. 
Questi, senza sospettare l'inganno, dichiarò che l'accettava come sposa, la mise in sella davanti a sé e spronò il cavallo per portarla al castello reale.
Mentre passavano davanti alla tomba, due colombelle sul nocciolo tubarono:
Sangue sulla scarpetta, Per quel piede è troppo stretta!
Falsa sposa porti in sella, Non è lei la reginella.
Il principe abbassò gli occhi sul piede della giovane e vide che era tutto insanguinato. 
Dette uno strattone alla briglia, fece girare il cavallo, riportò a casa la sposa sbagliata, disse che non era. lei la giusta e volle che la. sorella minore misurasse a sua volta la scarpma.
Allora la più giovane prese la scarpa e si chiuse nella sua stanza per misurarla. 
Le dita entrarono tutte cinque, ma il calcagno no, perché era troppo grosso. 
Sua madre le disse: 
Tagliati un pezzo di calcagno! 
Tanto, quando sarai regina non avrai più bisogno di andare a piedi! 
La ragazza obbedì, si tagliò un pezzo di calcagno, infilò la scarpa e, stringendo i denti per non urlar dal dolore, si presentò al principe.
Questi, senz'avvedersi dell'inganno, l'accettò come sposa, la issò in sella davanti a sé e spronò il cavallo per condurla alla reggia. 
Mentre passava davanti alla tomba, le due colombelle appollaiate sul nocciolo tubarono: 

Sangue sulla scarpetta, 
Per quel piede è troppo stretta!
Falsa sposa porti in sella, 
Non è lei la reginella.


Il principe abbassò lo sguardo e vide che il sangue gocciolava dalla scarpa e aveva inzuppato la calza bianca, che adesso si era tinta di rosso. 
Allora girò il cavallo e riportò la sposa sbagliata a casa sua. 
Nemmeno questa è la giusta! - si lamentò. - Non avete altre figlie?
No - rispose il padre. - Ci sarebbe soltanto la figliola che mi è nata dalla prima moglie, una cenerentolina rinsecchita. 
Ma è impossibile che sia la sposa adatta per un principe come voi.
E la matrigna, di rincalzò: -Oh, no! È troppo sudicia. 
Non le possiamo permettere di presentarsi al vostro cospetto!
Ma il principe insistette, e il padre e la matrigna dovettero cedere e chiamarono Cenerentola. 
Cenerentola si lavò ben bene le mani e la faccia, poi scese e s'inchinò profondamente dinanzi al principe, che le porgeva la scarpetta. 
La fanciulla sedette su uno sgabello, tolse il piede dallo zoccolo e lo infilò nella scarpetta d'oro, che le andava come dipinta. 
E quando si alzò in piedi e il principe la poté vedere in volto, egli riconobbe con certezza la bella sconosciuta con la quale aveva ballato ed esclamò: 
Questa sì ch'è la vera sposa!
La matrigna e le sorellastre impallidirono di spavento e di rabbia. 
Il principe sollevò in sella Cenerentola e partì con lei.
Le cattive sorellastre ebbero il coraggio di presentarsi alla festa di nozze, fingendosi tutte zucchero e miele per farsi perdonare e per tramare qualche nuova cattiveria ai danni della buona Cenerentola. 
Quando il corteo nuziale mosse verso la chiesa, la maggiore si mise a destra, la minore a sinistra. 
E le colombelle strapparono a ciascuna un occhio, a colpi di becco.
Quando il corteo uscì, le due malvagie si scambiarono il posto: la maggiore a sinistra, la minore a destra. 
E di nuoto le colombe, a colpi di becco, levarono un occhio a ciascuna. 
Così furono punite per la loro perfidia.

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