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Libro secondo
Favola di Fedro
I due muli e i mulattieri

Carichi delle lor some, due muli insieme facevano
strada. Portava l'un d'essi le ceste con il denaro,
l'altro dei sacchi ricolmi d'orzo in gran copia. Spaccandosela
per il suo carico, il primo cammina con la testa alta,
e scuote la sonagliera che gli tintinna sul collo,
e lemme lemme gli viene dietro il compagno, col placido
passo. Quand'ecco che sbucano dal nascondiglio i briganti,
menano nella strage il primo mulo, s'intascano i soldi,
dell'orzo non se ne curano, vile. E poiché delle sue
disavventure si duole il borseggiato, quell'altro:
«Ascrivo» dice, «a fortuna che mi han tenuto uno zero:
non ci ho rimesso, e buscato non ho nessuna ferita».

È chiaro, da questa favola, che il poveretto è al sicuro:
sono le grandi ricchezze che sono esposte ai pericoli.

Muli duo et latrones
Muli gravati sarcinis ibant duo:
unus ferebat fiscos cum pecunia,
alter tumentis multo saccos hordeo.
Ille onere dives celsa cervice eminens,
clarumque collo iactans tintinabulum;
comes quieto sequitur et placido gradu.
subito latrones ex insidiis advolant,
interque caedem ferro mulum sauciant:
diripiunt nummos, neglegunt vile hordeum.
Spoliatus igitur casus cum fleret suos,
"equidem"inquit alter "me contemptum gaudeo;
nam nil amisi, nec sum laesus vulnere".

Hoc argumento tuta est hominum tenuitas,
magnae periclo sunt opes obnoxiae.

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