Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

foto reportonline
Racconto di Edmondo De Amicis
Partenza di emigranti (nel 1800)

Quando arrivai, verso sera, l'imbarco degli emigranti era già cominciato da un'ora, e il « Galileo », congiunto alla calata da un piccolo ponte mobile, continuava ad insaccare miseria: una processione interminabile di gente che usciva a gruppi dall'edifizio dirimpetto, dove un delegato della Questura esaminava i passaporti. La maggior parte, avendo passato una o due notti all'aria
aperta, accucciati come cani per le strade di Genova, erano stanchi e pieni di sonno. Operai, contadini, donne con bambini, ragazzetti che avevano ancora attaccata al petto la piastrina di latta dell'asilo infantile passavano, portando quasi tutti una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie di ogni forma alla meglio sul capo, bracciate di materassi e di coperte, e il biglietto col numero della cuccetta stretto fra le labbra. Delle povere donne che avevano un bambino da ciascuna mano reggevano i loro grossi fagotti coi denti; delle vecchie contadine in zoccoli, alzando la gonnella per non inciampare nelle traversine del ponte, mostravano le gambe nude e stecchite; molti erano scalzi, e portavan le scarpe appese al collo ...
Due ore dopo che era cominciato l'imbarco, il grande piroscafo, sempre immebile, come un cetaceo enorme che addentasse la riva, succhiava ancora sangue italiano. C'erano di quei lavoratori avventizi del Vercellese, che con moglie e figlioli, ammazzandosi a lavorare, non riescono a guadagnare cinquecento lire l'anno, quando pure trovan lavore; di quei contadini del Mantovano
che, nei mesi freddi, passano sull'altra riva del Po a raccogliere tuberi neri, con i quali, bolliti nell'acqua non si sostentano, ma riescono a non mcrire durante l'inverno; e di quei mondadori di riso della bassa Lombardia che per una lira al giorno sudano ore ed ore, sferzati dal sele, con la febbre nell'essa, sull'acqua melmosa che li avvelena, per campare di polenta, di pan muffito e di lardo rancido ... C'erano molti di quei Calabresi che vivon d'un pane e di lenticchie selvatiche, somigliante a un impasto di segatura di legna e di mota, e che nelle cattive annate mangiano le erbacce dei campi cotte senza sale ...
E di quei bifolchi della Basilicata, che fanno cinque o sei miglia ogni giorno per recarsi sul luogo del lavoro, portando gli strumenti sul dorso, e dormono col maiale e con l'asino sulla nuda terra, in orribili stamberghe senza camino, rischiarate da pezzi di legno resinoso, non assaggiando un rezzo di carne in tutto l'anno, se non quando muore per accidente uno dei loro animali. E c'erano
pure molti dì quei poveri mangiatori di « panrozzo . e di « acqua-sale» delle Puglie, che con una metà del loro pane e centocinquanta lire l'anno debbon mantenere la famiglia in città, e nella campagna dove si trovano, dormono sopra sacchi di paglia, entro nicchie scavate nei muri d'una cameraccia, in cui stilla la pioggia e soffia il vento ...
Tutti costoro non emigravano per spirito di avventura. Per accertarsene bastava vedere quanti corpi di solida ossatura v'eran in quella folla, ai quali le privazioni aveva n strappato la carne, e quanti visi fieri che dicevano di aver combattuto lungamente e sanguinato prima di disertare il campo di battaglia (prima di emigrare).
La pietà era loro dovuta intera e profonda. E mettevano più pietà, se si pensava a quanti di loro avevan già forse in tasca dei contratti rovinosi, stretti con gli incettatori che fiutano la disperazione nelle capanne e la comprano; a quanti sarebbero stati afferrati all'arrivo da altri truffatori, e sfruttati tirannicamente per anni; a quanti altri portavano già nel corpo, da troppo tempo mal nutrito e fiaccato dalle fatiche, il germe d'una malattia che li avrebbe uccisi nel nuovo mondo ...