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Biografia di Elio Pagliarani

Biografia di Elio Pagliarani

Elio Pagliarani (Viserba, 25 maggio 1927 – Roma, 8 marzo 2012) poeta italiano appartenente al gruppo '63, presente con i suoi scritti nell'Antologia contemporanea 1945 -1972.
L'inquieta parabola del raccontare, «in corpore vili», quale carico morale della poesia, nella voce di Elio Pagliarani intera si disegna dall' austero e inesorabile diarismo della raccolta d'esordio (Cronache), alle successive forme ipnotiche, dal notturno maderniano, del catalogo personale e privato (Inventario privato), alla variegata polifonia timbrica, composizioni di aliti e respiri, nei due, quasi successivi, «romanzi in versi» (La ragazza Carla e, protratta nel tempo, La ballata di Rudi), rispettivamente «sceneggiatura» e «partitura»; poi attraverso la «logica combinatoria» di Lezione difisica, in cui sembra prefigurarsi un possibile compimento, nell'uso di linguaggi settoriali e figuralità espressamente letterarie, dell'ambigua dialettica tra realismo e avanguardia; fino all'ultima formula breve,leggera e di,messa, delle sentenze, spesso puntualissime citazioni platoniche e savonaroliane, delle prove piti recenti, quasi a voler infine suggerire la definitiva abolizione dell'io poetante.
Una voce, dunque, interamente votata alla narratività, sostenuta da un lessico plurilinguistico scandito in toni plurimetrici, e con largo dispiego di ironia -garante di una distanza e di una libertà capaci di rendere ferocemente critico il proprio personale osservatorio. Una vocazione, questa, comunque stretta, spesso diminuita, quando accostata, senza intralci, alle documentazioni dettagliate delle contraddizioni dell'uomo sociale di un Bertolt Brecht. A partire dalle insegne dei Novissimi, il cui imparentamento non è soltanto amicale né generazionale; si perfeziona nel tempo la ricerca di questa voce, scandita sempre da un ritmo verbale e linguistico controllatissimo e mai umiliato, nutrita di letture attente agli utopisti dell'epopea novecentesca: Pound, Eliot e Williams fra tutti; e volta alla ricostruzione, urgente, di una nuova langue poétique: progetto che superi il manieristico raggelarsi dei miti ultimi della modernità: soggetto e scienza.
Sono, dunque, le zone piu basse e incerte, non di rado in ombra, che si dischiudono - dopo i primi tentativi a favore di un privato impossibile - su un mondo grigio e operaio, quello del lombardo nord delle prime esperienze, o sull'universo burocratico del potere nella capitale romana, delle prove piu tarde, a progettare un'esperienza poetica saldamente edificata su un'oltraggiosa sperimentazione del verso lungo, lunghissimo, più volte edito verticale, «della fisarmonica spalancata» Pagliarani nonché sulla coscienza della poesia anche come «spazio drammatico» (Curi); cosi che l'attenzione al fatto grafico e spaziale fosse in grado di intervenire e modificare lo scenario compositivo, come in quegli stessi anni altrove progettava, secondo una ritrovata lezione del Mallarmé di Quant au livre, la stessa generazione dei Luigi Nono e dei Merce Cunningham.
Sono comunque, questi di Pagliarani temi poco maledetti, legati più a una «ricerca della funzione poetica all'interno della lingua e dei suoi sottocodici»- (Grande), senza cioè seduzioni residue per un canto superstite, come fra gli stenti di «un ottocento d'appendice» (La pietà oggettiva), da cui, appunto, lo distingue una sua costante, programmata antiliricità. E capace di mostrare, anche, un pedale morale e di impegno, dissolutore di miti, come nel disinganno sull'«armamentario della scienza», o sulla matematica e il calcolo sul «possibile di una sorte universale» (Dalle negazioni).
Incomprensibile potrebbe allora risultare l'approdo ultimo a una forma dimessa e quasi aforistica, tra riflessione filosofica
e citazione letterale, se non ricordassimo taluni insospettati avvisi che, se colti invece nella nota prospettiva di «linea lombarda», come nella Ragazza Carla «Certa gente si sveglia in quei momenti I ridendo a un sonno buono»), possono rinviare alla lezione morale, non troppo latente, di Clemente Rèbora «sosta fec'io a una dimora buona»); o anche a una consonanza, sempre interna alla Ragazza Carla «Carla non lo sapeva che alle piazze Ialle case ai palazzi periferici succede  lo stesso che alle scene di teatro: s'innalzano, s'allargano scompaiono, ma non si sa chi tiri i fili o in ogni caso  non si vede»), con un momento topico della gnosi montaliana: Dio come choragus absconditus. Il programma ultimo, di tale messa in discussione della funzione stessa della poesia e delle sue «capacità di linguaggio», sarà la trasformazione della voce narrante nel silenzio dell' autore che parla solo attraverso le «infinite scritture» del tempo, piegate a un ostinato nuovo montaggio, secondo l'assillo, continuo in Pagliarani,
di rompere la crosta verbale degli automatismi a favore di un coraggioso cambiamento.
Non dunque perdita della voce, non rinuncia a «levare la voce», ma rinuncia al «nome d'autore» dietro la voce, quasi garanzia di compimento di quell'anonimato, sullo scadere di un secolo che spesso ha intonato il canto al di là dell'ultimo,
come nell'«uomo comune» di Jahier, o negli «anonimi cuori travolti» di Rèbora: perché l'anonimato è perdita di riconoscibilità profana; è perdita del singolare attraverso il desiderio del «comune» e di una «comunitas» (sia Platone o Savonarola), per ritrovare al senso utopico lo stato veridico di ciò che non avrà piu mutazione: «respinti tutti i tipi di preti a consolarci non è ai poeti che tocca dichiararsi I sulla nostra morte, ora della morte illuminarci?» (Oggetti e argomenti per una disperazione).
Sogno di resistenza al nulla, e atto profetico di liberazione - che conserva nel suo fondo il desiderio di una vita che rinasca a principio - dalle sofferenze del mondo.

Leggi le Poesie di Elio Pagliarani

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