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Poesia di Franco Fortini 
Per le opere di Isaac Bàbel

Se non sapete punire
se non sapete incenerire,
quella parte di voi,
quella parte di noi
stessi, che è stata muta;

se non sapete dire
perché abbiamo fatto morire
Bàbel e gli altri; e chi ha in noi premuta,
vent'anni, la sua bocca;

non parlate, non scrivete
prefazioni, non dorate
quei nomi per la pietà.
Lasciateci la nostra verità
imperfetta, umiliata

tra la Rivoluzione - che è passata
e quella che verrà.

da Poesia e errore

Lo scrittore russo Isaac Bàbel ne L'armata a cavallo (1927) aveva narrato le vicende della guerra civile e della conquista del potere da parte dei bolscevichi. Successivamente, però, durante la dittatura stalinista, lo scrittore fu perseguitato come oppositore del sistema socialista e i suoi
libri non vennero piu pubblicati. Alla fine degli anni cinquanta, in un clima politico profondamente diverso, Bàbel veniva riabilitato e le sue opere rivedevano la luce. Franco Fortini si rivolge a coloro che solo oggi riabilitano la memoria dello scrittore: gli onori postumi non bastano se servono solo a far tacere la propria coscienza, e non si accompagnano  invece a una precisa volontà di cambiare, di uccidere del tutto l'uomo antico che è in noi.

Una delle principali caratteristiche dell'odierna situazione internazionale e una delle maggiori cause, forse, del disorientamento dei giovani - è la difficoltà di trovare dei modelli già perfettamente realizzati da porre come meta delle nostre aspirazioni umane, sociali, politiche.
La mancanza di tali modelli, però, non comporta una rinuncia all'impegno, alla scelta ideologica: deve essere sentita come una sfida, come uno stimolo continuo; richiede da tutti una costante analisi, una quotidiana verifica, e il coraggio di riconoscere i propri errori.

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