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alberinatale

Tradizione di Natale 
E rende vieppiù mesto chi vive solo

di Zampini Salazaro 

Quanto è più bella e piena di poesia la festa di Natale!
Quante memorie desta in ogni cuore il ritorno di quella antica e sempre nuova festa del mondo!
E se le altre a Napoli si celebrano all'aria aperta, in campagna, fra numerose ed allegre brigate,  questa e la festa delle famiglie per eccellenza, è la festa che riunisce ad una sola tavola le teste stanche e canute del passato, e le bionde e vivaci testine dell'avvenire!

È una festa la più cara a chi è circondato dalla propria famiglia, in una calda atmosfera di affetto e di gioia, e rende vieppiù mesto chi vive solo senz'amore e senza famiglia!
Gli altri giorni la solitudine non si sente, ma a Natale un'ondata di ricordi riempie il cuore di malinconia e fa sentire più vivo il bisogno d'amare e d'essere amato!

Questa festa a Napoli altre volte durava un mese, principiando l'8 Dicembre ed estendendosi fino all'Epifania.
Era un mese consacrato a mangiare, a bere, a far dolci, a comprarne; le vie offrivano lo spettacolo d'un vasto mercato di quanto si contiene ne' regni vegetale ed animale.
Le dispense si riempivano d'ogni sorta di ben di Dio, i regali fra parenti ed amici tenevano occupati a trasportare facchini e servitù.


V'era un tempo in cui tutte le famiglie Napolitane facevano in una parte della casa il Presepe con pastori di creta dipinti, di stucco o di legno vestiti, e talvolta ognuno di questi era un pregevole lavoro d'arte.

E non solo le famiglie particolari, ma anche le chiese accomodavano un altare che rappresentava la scena di Betlemme co' pastori che vanno a recare le offerte alla grotta ove giace il Bambino.
Il tugurio, le montagne vicine, le capanne de' pastori, tutto era fatto in miniatura con pezzi di sughero acconciamente disposti.

Financo la neve che copre la morta campagna, era rappresentata da fiocchi di bambagia.
E fra le Chiese nasceva una gara a chi avrebbe avuto il più bel presepe e si giungeva a vederne davvero bellissimi, financo alcuni co' pastori grandi al vero e movibili.
Ora quest'uso è quasi svanito, ma era bello e poetico specialmente nella case de' privati, ove ciò porgeva l'occasione di passare vari giorni occupati a tutto disporre, ed alla famiglia di riunirsi per ivi far la novena al suono delle zampogne e delle cennamelle.

Uno di questi Presepi, fatto in larghe proporzioni e compiuto in tutte le più minute particolarità, si conserva nel nostro Museo di S. Martino, a cui è stato regalato dal Chiarissimo Comm. Michele Cuciniello, che ha lavorato con grande amore vari anni per farne davvero una bella opera d'arte.
Le figure di questo presepe sono state modellate da' fratelli Sammartino, da Polidoro, Gori, Mosca, Bottigheri, Celebrano, Somma, Ingaldi, Vassallo, Picano, Schettino, Sarno e Tagliolini.
Da qualche anno il Presepe è stato sostituito in varie famiglie dal nordico albero di Natale, carico di giocattoli e di ceri accesi, intorno al quale fanno festa e ballano i bambini.

Ogni anno, in occasione del Natale, vengono in Napoli i Zampognari a far le Novene.
Ci fu un tempo in cui si volle proibire loro di venire, adducendo che l'altezza de' tempi non permetteva più alle orecchie avvezze alla musica dell'avvenire di poter ascoltare quella semplice e monotona musica del passato!
Ma Napoli fu indignata, e l'eco della sua indignazione si fece sentire per mezzo dei più reputati giornali della città. I Poveri Zampognari furono difesi dalle penne più esperte, che scrissero in loro favore articoli pieni di sentimento e di poesia.

Fu un triste Natale quello che passò senza i Zampognari, senza il flebile e dolce suono de' loro primitivi istrumenti, quel suono che contiene tutto un poema per chi ha cuore gentile ed anima d'artista. I Zampognari tornarono umili e sommessi, e furono accolti come a Napoli si sanno accogliere gli amici dell'infanzia.
Poverini, dopo di aver lavorato tutto l'anno ne' campi e nelle terre de' ricchi, all'avvicinarsi della rigida stagione, lasciano le loro famiglie, accompagnati talvolta da qualche figliuolino, e viaggiano per lunghe notti e lunghi giorni, quasi sempre a piedi per monti e vie scabrose, appena coverti di rozze e vecchie lane, e giungono a Napoli per lucrare un po' di moneta quanto basti a render loro meno doloroso l'inverno!
Si contentano di quel che si dà loro, e tornano lieti a' poveri casolari se alle poche lire che hanno lucrato possono aggiungere qualche involto di dolci per le mogli e pei figliuoli lontani.
Che siano sempre i benvenuti fra noi gli onesti, buoni e cari Viaggianesi!


Quel che è davvero un avanzo di barbarie, sono le «botte» che per devozione si sparano ogni anno durante le feste di Natale, nonostante i continui divieti delle autorità ed i deplorevoli effetti che ne sono la conseguenza.
Non c'è anno in cui l'Ospedale de' Pellegrini non accolga un numero infinito di feriti, a causa delle «botte».
Ci auguriamo di cuore di vedere spento quest'uso selvaggio, che non ha alcun significato ne civile né religioso.

(Zampini Salzaro 1882)

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