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Tradizioni di Natale
Natale in Sicilia

La Nativita ad Arcireale

In Sicilia  la celebrazione del Natale è riccamente conservata. Ad Acireale, la rappresentazione della Natività si svolge con sfilate di pastori, accompagnati da greggi, e di suonatori di piffero e di zampogna. La sua origine risale aI 1752  e fu ideata per opera di un sacerdote del luogo. Si narra che un giorno, sorpreso da un furioso temporale, questi si rifugiò in una grotta lavica. In quelle ore, mentre fuori pioveva, a lui venne in mente di sistemarvi un presepe, sulla scia dell'insegnamento francescano. Fu così che l'anno successivo Ia grotta venne popolata con figure in legno a grandezza d'uomo con abiti del Settecento e con il viso e le mani di cera. Alcune di queste figure con l'andare del tempo sono state completamente distrutte, ma molte si conservano ancora.
Ancora in Sicilia, il Teatro dei Pupi ha raccolto nel suo vasto repertorio tradizionale la narrazione della Natività.
I pupari in passato solevano dedicare uno spettacolo all'avvenimento, interrompendo per ue certo periodo il ciclo dell'epopea cavalleresca.
E così che il puparo Emanuele Macrì tenendo fede alla più antica tradizione orale, ne rievoca alcuni passi dimostrativi:

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Svegliatevi, o pastori,
che è nato il Redentore!
In una misera capanna
cerca latte immacolato
della figlia di Sant'Anna,
ed unitevi in compagnia,
che al presepe troverete
Gesù, Giuseppe e Maria
la stella vi sarà di guida!

Il canto del pastore
Cianci lu picuraru e quannu fiocca,
nun cianci quannu mancia la ricotta.
Ah, tu, Viola,
cu mancia macca/uni si cunsola,
e ccu si curca'n terre nun sfarda linzola.
Munci pecura e ppàscia pecura
notti e-gghiuorno di ccà e-ddi ddà:
cu ha-ffattu l'arnui lu ciancirà..

Piange il pecoraro quando fiocca, / non piange
quando mangia la ricotta. / Ah, tu, Viola, / chi
mangia maccheroni si consola, le chi si corica per
terra non sciupa lenzuola, / Mungi pecora e fai
pascolare la pecora / notte e giorno di qua e di là:
/ chi ha fatto lo sbaglio lo piangerà.

Ma è il popolare personaggio del cantastorie siciliano, con le sue grida levate per attirare l'attenzione del pubblico nei giorni di mercato e in occasione di fiere e di feste religiose, che ci offre l'occasione per presentane qui un originale esempio di canzorre narrativa in cui sono riportate, in certi casi con enfasi lirica, quelle storie e leggende che hanno costituito per lungo tempo, insieme agli
Almanacchi ed ai Lunari, il solo patrimonio culturale delle nostre regioni.
Secondo un racconto popolare, Maria e Giuseppe, fuggiti in Egitto per sottrarre il piccolo Gesù alla persecuzione di Erode, furono ospitati lungo il viaggio da una zingara, la quale predisse loro, in cambio della salvezza della propria anima, la futura passione del figlio.
Il testo seguente è una traduzione italiana della siciliana Zingaredda Induvina di fr. Pietro da Palermo, stampata a Palermo dal Ferrer verso la fine del XVIII secolo. Della stessa si conoscono un'altra edizione napoletana dell'Avallone e numerose ristampe ottocentesche.

La Zingarella che indovina

Come piamente si può contemplare quando
la Beatissima Vergine con Gesù e San Giuseppe
se ne andarono fuggitivi irt Egitto:
loro incontrò ed alloggiò.

Zingarella:

Dio ti salvi, o bella Signora
e ti dia buona ventura;
ben venuto, Vecchiarello,
co' sto bello bambinello!

Madonna:

Ben trovato, sorella mia;
la sua grazia Dio ti dia;

ti perdoni i tuoi peccati
I' inf'inita sua bontate.

Zingarella:
Siete stanchi, li meschini
credo poveri pellegrini!
Che? Cercate d' alloggiare?
Voi, Signora, scavalcate.

Madonna:

Voi siete, sorella mia,
tutta piena di cortesia:
Dio ti renda Ia carità,
per l'infinita sua bontà.

Zingarella:
Sono una donna zingarelta,
benche sono poverella,
ti offerisco la casa mia,
benché non à co.sa per tia.

Madonna:

Sia sempre Dio lod.ato
e da tutti ringraziata!
Sorella, le vostre parole
mi consolano il mio core.

Zingarella:
Ora scavalca, Signora mia,
hai la faccia di una diva:
che io terrò la creatura
che 'sto core m'innamora.

Madonna:

Noi veniamo da Nazaretto:
siamo senza alcun ricetto
arrivati alla strania,
stanche e lassi della via

Giorgio Mancinelli

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