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re magi
Tradizione di Natale 
I Re Magi 

Nel "Vangelo dell'infanzia armeno" si legge: "Questi re Magi erano tre fratelli: il primo era Melkon, re dei Persiani. il secondo Gaspar, re degli Indi. e il terzo Balthasar, re degli Arabi.
I comandanti del loro corteo, investiti della suprema autorità, erano dodici. I drappelli della cavalleria che li accompagnavano comprendevano dodicimila uomini: quattromila per ciascun regno. Tutti venivano, per ordine di Dio, dalla terra dei Magi. dalle regioni di Oriente, loro patria. Infatti. allorché l'angelo del Signore ebbe annunciato alla Vergine Maria la notizia che la rendeva madre (...) nello stesso istante essi furono avvertiti dallo Spirito Santo di andare ad adorare il neonato. Essi pertanto, messisi d'accordo, si riunirono in uno stesso luogo, e la stella precedendoli li guidava, con i loro  seguiti, fino alla città di Gerusalemme, dopo nove mesi

di viaggio." Nei Vangeli soltanto Matteo parla di questi personaggi venuti da lontano, da Oriente, dove nasce il sole, per rendere omaggio al Re dei Re.
Matteo, che non specifica il loro numero, non indica il loro nome, né dice che fossero re, racconta: "Ed entrati nella casa, videro il Bambino con Maria, sua madre, e cduti in ginocchio, si prostrarono dinanzi a lui, ed aperti i loro tesori, gli offrirono in dono oro, incenso e mirra."

Nella Persia preislamica, la religione del mazdeismo che seguiva i precetti di Zoroastro (o Zarathustra) era officiata da una potente casta sacerdotale, i cui appartenenti si chiamavano Magi. Quando i Magi vennero in contatto con i Caldei, i sacerdoti babilonesi dediti allo studio degli astri, il termine che li designava diventò sinonimo di astrologo, per poi assumere, nel corso del tempo, un significato deteriore, cioè mago, indovino, ciarlatano.
La loro dottrina era racchiusa nel libro sacro dell'"Avesta", in cui si parlava - cosi come nelle profezie bibliche - dell'attesa di un "Soccorritore".

Il significato dei Magi è palese: testimoniano il riconoscimento della divinità di Gesù da parte di
tutto il mondo, anche dagli abitanti delle terre più lontane.
Le diverse tradizioni fiorite intorno a loro dicevano che erano sei, ma anche dodici (come i segni zodiacali e i mesi dell'anno) o addirittura quaranta e li chiamavano con i nomi più disparati; poi si attestò universalmente la tradizione -attinta al "Vangelo dell'infanzia armeno" -che li voleva tre (numero della perfezione, che rinvia alla Trinità), indicando anche i loro nomi Balthasar, Melkon o Melchiorre, Gaspar. Erano discendenti di Sem, Cam e Jafet, figli di Noè, provenivano dai tre
continenti allora conosciuti e rappresentavano le tre età dell'uomo.
Più tardi la tradizione popolare vi ha visto la tre razze: bianca, gialla e nera.

Il fine del loro viaggio - l'adorazione del Salvatore - li rende i pellegrini per eccellenza, tanto da essere considerati nella tradizione cristiana e iconograficai loro protettori.
La tradizione raffigura l'europeo, l'orientale e il moro che portano i tre doni preziosi: oro, incenso, mirra, simboli rispettivamente di regalità, divinità, umanità. Vestono abiti sontuosi, che rivelano il loro potere regale, la loro origine lontana. II corteo che li ac-compagna, con cammelli, dromedari, cavalli, asini e altri animali esotici costituisce un suggestivo elemento decorativo del presepe, occasione per molti artisti del passato di liberare la fantasia e raffigurare l'Oriente in termini non sempre realistici. Attorno a queste figure piene di fascino fiorirono molte leggende; Marco Polo racconta ne "Il Milione" di avere visto le loro tombe in Persia.
Le loro reliquie, dopo innumerevoli peripezie attraverso l'Europa, sono conservate nel Duomo di Colonia.

Oltre ai cavalli e ai cammelli, in alcuni presepi hanno fatto il loro ingresso anche animali estranei all'ambiente palestinese, come gli elefanti: ciò dimostra l'intento di rappresentare sulla scena presepiale il mondo intero.
(Presepe della Santissima Annunziata, Firenze).

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