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zampognari
Tradizione di Natale in Sicilia

Gli zampognari di Maletto scendono ai piedi dell'Etna

Durante la festività si suole svolgere la novena di Natale cantata. La tradizione vuole che questa venga ripetuta ogni sera, per nove sere consecutive prima dell'avvento, dinanzi ad ogni cona, sorta di altarino addobbato in casa con foglie e grappoli di arance, mandarini e rami di asparago selvatico.
Tutt'intorno raccolti, i padroni di casa e i vicini ascoltano e recitano le invocazioni e i canti presepiali.
L'occasione funge da richiamo per gli zampognari che scendono da Maletto, ai piedi dell 'Etna, e si recano in città a raccogliere un buon numero di devoti che sogliono prenotarsi l'ascolto della novena natalizia. Il giorno 16 del mese, lo zampognaro si sofferma dinanzi al presepe o alla cona preparati in casa, suona la sua cornamusa, gli viene offerto da bere, e quindi prosegue il suo cammino. « U ciaramiddaru », suonatore di ciaramella, è uno dei pochi superstiti della più antica arte di fare musica.
E possibile intravederlo ancora oggi tra la folla nei giorni di Natale, procedere frettolosamente per le vie affollate per completare presso le famiglie il ciclo della novena.
La sera conclusiva è detta « chidda rò iadduzzu », cioè quella del galletto. Infatti, mentre la musica esprime la gioia perché ormai la nascita del Bambino è imminente, vi s'insinua la cornetta che imita il canto del gallo, una e due volte con discrezione, e poi si scatena in modo ossessivo come ad incrinare la gioia della nascita, col preavviso del tradimento di Pietro e quindi della morte di Cristo.
Più che la . Risurrezione, che appare pur sempre un'astrazione teologica, il popolo siciliano celebra la monte del Figlio, col canto che si scioglie per le strade come un lamento funebre: una morte tenera, conclusa, che già si preavverte nell'esultanza della natività.

Un'altra forma strettamente legata con l'usanza natalizia è la pastorale che prende qui il nome vernacolo di « ninnaredda ».
Il Pitrè 24 riferisce l'esistenza di alcuni canti popolari siciliani sul Natale in uno dei quali è riferito che:


A la notti di Natali
Ca nasciù lu Bammineddo,
E nasciù 'mmenzu l'animali,
'Mmenzu 'u voi e l'asineddu.

Molte sono le ninne-nanne Siciliane che ricordano lo stato di povertà ed il freddo nella notte di Natale; in esse il Bambino è chiamato Gesuzzu
bieddu o anche Gesu picciriddu.
Ma la figura del «ciaramiddaru», detto anche « ninnareddaru », è quasi definitivamente scomparsa.
Nell'area palermitana e messinese i ninnareddari, a gruppi di due o tre, con chitarra, mandolino e fisarmonica, eseguivano un tempo in strada la loro ninnaredda, davanti a ogni porta, aspettando l'offerta. In certi casi il ritmo del canto veniva accelerato per vincere il freddo col movimento, in altri per visitare più porte !
Chiamati nelle case e pagati anticipatamente, per il ciclo della novena, l'esecuzione risultava meno ritmata e più completa.

Il canto qui riportato è stato raccolto da Mimmo
Mollica a Militello (Messina).


Ninnaredda
Quannu Cesari iccau
ddu gran bannu rigumsu

San Giuseppi si truvau
'ntra la chiazza rispittusu.

San Giuseppi era cunfusu
« Comu fazzu cu Maria?
Siddu senti chistu bannu
voli veniri cu mia ».

E Maria ci ha rispunnutu:
« Fatta sia la vuluntati
giacché Diu l'ha dispunutu
vegnu d'unni mi purtati »

San Giuseppi camminava
 'nta muntagni e boschi scuri,
San Giuseppi e lu Signuri
arridutti a li fridduri.

Ci cumparsi flosamenti
e po' iddu 'mpillirinu:
« D'unni jti bona genti
cu sti granni friddurati? ».

« Vinni jti a dda cuntrata
c' è na grutta arriddussata,
dda c'è pagghia e l'addumati
risturati la nuttata ».

Sennu dda Maria arrivata
VIttI poi 'na manciatura
ddu armaluzzi a la latata
poco fenu e pagghia dura.

Alligratevi pasturi
già ch'è natu lu Misia
nBettilemmi a li fridduri

nasciu 'mbrazza di Maria.

A quatt'uri di la notti
San Giuseppi ci dicia:
« Haiu fattu quantu potti
cchiù non pozzu spusa mia ».

Quando Cesare lanciò'
quel gran bando rigoroso
San Giuseppe si trovava
nella piazza rispettoso.

San Giuseppe era confuso
« Come faccio con Maria?
se Lei sente questo bando
vorrà venire con me ». 
E Maria gli rispose
« Fatta sia la volontà 
poiché Dio lo ha comandato
vengo dovunque mi portiate ».
San Giuseppe camminava
tra montagne e boschi oscuri,
San Giuseppe e il Signore 
intirizziti.
Gli comparve, poveramente,
poco dopo un pellegrino'
« Dove andate buona gente
con questo freddo »?
« Andatevene in quella contrada ,
c'è una grotta riparata
là c'è paglia da accendere 
per ristorare la nottata ».

Essendo là giunti, Maria
vide una mangiatoia

due animali ai lati
poco fieno e paglia dura.

Rallegratevi pastori
giacch'è nato il Messia

a Betlemme al freddo
è nato in braccio a Maria.
A quattro ore della notte
San Giuseppe le diceva

« Ho fatto quanto ho potuto
più non posso, sposa ».

Giorgio Mancinelli

Non SOLO TRADIZIONI DI NATALE, il tempo di Natale è tutto tempo di attesa, è qui si consuma il valore del grande evento cioè la nascita di Gesù Bambino, se ti interessa conoscere altre notizie natalizie qui ne trovi tante.

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