Poesie dialettali

Poesie dialettali, poesie di poeti delle varie regioni d'Italia

Raggruppare insieme autori molto distanti sia per collocazione geografica e culturale che per l'uso diverso che fanno del particolare mezzo linguistico da essi scelto, può apparire arbitrario e forzato. Ma «può e deve valere per la poesia dialettale ciò che vale per la nozione stessa di 'dialetto', che in tanto può istituirsi in quanto non abbia solo opposizione dei singoli dialetti l'uno verso l'altro, ma anche e soprattutto opposizione di tutti i dialetti assieme verso qualcosa di natura e rango diverso che è la 'lingua'; perciò la varietà di condizioni e di realizzazioni individuali non deve impedire di scorgere e sottolineare gli elementi comuni e unificanti, determinati dall'unità del fenomeno con cui tutti si confrontano e cui tutti si sottraggono, l'egemonia della cultura e lingua (poetica) nazionale» (Mengaldo).
Il rapporto tra lingua nazionale e dialetti è caratterizzato attualmente dal sempre più rapido «processo di accentramento livellatore che sta completando la distruzione, avviata all'origine dello stato unitario, di quelle variatissime differenze e peculiarità di lingua e di cultura che erano una delle ricchezze, e delle più originali, del nostro paese» (Mengaldo). In relazione a questo processo si comprendono 'alcuni caratteri propri della poesia dialettale di questi ultimi decenni. In primo luogo, il linguaggio dialettale ha perduto in gran parte il suo carattere di linguaggio della realtà, con una funzione più apertamente comunicativa e, sia pure in ambiti ristretti, comunitaria; così come tende a perdere le sue possibilità di efficacia espressiva ed espressionistiche. La funzione, invece, che a esso viene attribuita, di reazione e resistenza al potere livellatore e standardizzato della lingua nazionale, da parte di alcuni dei più significativi dei poeti in dialetto, si configura come ricerca di un linguaggio intatto, tale da garantire la massima autenticità individuale, ma anche come proposta, talvolta inconsapevole, dei temi di una cultura e di una storia «diverse», proprie del mondo emarginato che si esprime in quel determinato dialetto. A ciò è connesso anche un carattere prevalente di questa poesia: a differenza della poesia dialettale dei secoli precedenti, e ancora del primo Novecento, che fioriva nei centri cittadini e in antiche tradizioni di letteratura dialettale (Roma, Napoli, Milano, Venezia, ecc.), nel secondo dopoguerra le manifestazioni più interessanti di poesia dialettale provengono da ambiti più o meno fortemente decentrati, e privi di una propria tradizione letteraria.
Ciò si osserva anche in poeti - tra i più validi di questo dopoguerra, come Pasolini e Zanzotto, che hanno prevalentemente scritto in lingua. Pasolini ha rielaborato nell'ultima fase della sua vita la raccolta di poesie in friulano La meglio gioventù (si veda La nuova gioventù, 1975): ed è un rifacimento che «eliminando quanto di relativamente 'ingenuo' ne aveva accompagnato la nascita e facendo violentemente reagire su di essa una realtà individuale e collettiva radicalmente mutata in pochi decenni, esprime in modo straziante assieme il bisogno quasi fisiologico di tornare alle proprie origini dialettali e contadine e la disperazione frustrante per l'inanità di questo tentativo» (Mengaldo). D'altra parte Zanzotto ha esplicitato di recente in Filò (poesia in veneto) quell'elemento dialettale che è sempre stato uno dei punti di riferimento anche della sua poesia in lingua.Ma i rappresentanti più tipici della tendenza che abbiamo descritto sono poeti come Tonino Guerra e Albino Pierro.