Poeti del Trecento

Poeti del Trecento


Nel Trecento continuano e si sviluppano i motivi letterari del secolo XIII: si hanno rime politiche realistiche, didascaliche, prosa religiosa, novellistica, scritti di storia .... Ma il nuovo secolo particolarmente si gloria di una notevolissima produzione poetica in italiano, dovuta a tre scrittori che vanno annoverati fra i maggiori di tutti i tempi e della letteratura mondiale: Dante, Petrarca, Boccaccio. Per opera loro il volgare italiano si sviluppa e trionfa sul latino (anche se abbondante continua la letteratura in questa lingua) e sui dialetti d'Italia si impone il fiorentino.
DANTE ALIGHIERI, fiorentino (I265-I32I), lo troviamo la prima volta verso la fine del Duecento tra i poeti del Dolce Stil Nuovo. Per la sua donna, Eeatrice, compone rime, come è uso; e morta essa, dopo qualche tempo rileggendo quelle composizioni la ripensa così nostalgicamente e fortemente che sente il bisogno di narrare in prosa il suo amore ideale per lei, intramezzando alla prosa varie rime precedentemente scritte in suo onore. Nasce così la Vita Nova (I292-93), primo esempio notevole, nella nostra letteratura, di prosa artistica. Impegnatosi quindi con se stesso di comporre un'opera ancora maggiore in gloria di Beatrice, il poeta s'immerge in studi severi, formandosi una solida cultura che rivela pochi anni dopo in alcune opere di erudizione (composte durante l'esilio, a lui ingiustamente inflitto), e infine nella Commedia, grandioso poema allegorico-didascalico, quadro storico-politico-morale dei secoli XIII e XIV, profondamente umano, e, soprattutto, capolavoro altamente poetico; uno dei maggiori che saranno mai scritti.
Il poeta immagina di percorrere i tre regni d'oltretomba (l'Inferno, il Puragatorio e il Paradiso), guidato dalla retta ragione prima (impersonata nel poeta latino Virgilio) e dalla fede poi (impersonata in Beatrice), descrive quel mondo ultraterreno con l'evidenza della realtà, in un continuo succedersi di episodi, di stati d'animo, di ambienti: i morti riprendono vita per un istante al passaggio di Dante e rivivono le antiche passioni e quanto di più caro ebbero durante la loro esistenza nel mondo terreno. Viaggio fantastico e pur vivamente realistico, con il quale il poeta intende dimostrare che qualsiasi peccatore - e tale egli si presenta all'inizio del poema - se comprende la bruttura delle colpe commesse e si pente c si purifica, può salvarsi spiritualmente e aspirare - aiutato dalla Fede - alla beatitudine eterna.
Con Dante si può dire che il Medio Evo sia chiuso, anzi superato: la generazione che segue respira un'altra aria: ai Comuni succedono lo sfarzo e lo spirito nuovo delle Signorie. Anche I'aretino FRANCESCO PETRARCA (13°4-1374), in parte contemporaneo dell'Alighieri, vive la nuova epoca e da lui differisce profondamente: il senso religioso, casi forte in Dante, non è più in Petrarca dogmaticamente sicuro pur rimanendo questi sinceramente credente; i beni terreni attraggono l'animo suo e contrastano con il desiderio di elevazione celeste. I n tale dissidio (che rappresenta la crisi del Medio Evo) consiste la caratteristica della vita e dell'opera sua più importante dal punto di vista poetico, il Canzoniere (o Rime sparse);i cui motivi dominanti si possono così riassumere: - confessione del poeta del proprio amore per una donna, Laura, che gli cagiona gioia e dolore; - pentimento, che di tanto in tanto afferra il poeta, di amare i beni terreni che distolgono l'anima sua dal vero bene, Dio; e insieme riconoscimento che quanto piace al mondo è breve sogno. Tali motivi si alternano (e talvolta si uniscono in una sola composizione) in tutto il Canzoniere, creando un'atmosfera di malinconia, di rimpianto, di rimorso e insieme di dimenticanza di tutto nella visione di Laura. 
Nello stesso tempo del Petrarca vive GIOVANNI BOCCACCIO nato a Parigi (I3I3-I375), nel quale si rivela ancor più il modificarsi della concezione umana della vita che si verifica durante il sec. XIV. Per Boccaccio la vita è questo mondo, e non ci sono in lui scrupoli e travagli religiosi come nel Petrarca.
Nel suo capolavoro, le cento novelle del « Decameron », il mondo spirituale del Medioevo scompare e tutto uno spirito nuovo ravviva l'opera. L'interesse fondamentale dello scrittore consiste nel desiderio di ritrarre vari tipi umani e rappresentarli attraverso una trama, un'azione, che ne ponga in rilievo il carattere e la natura; e attinge i tipi da ogni classe sociale, sia nella vita semplice e onesta sia nella dissipata e immorale. Così che, sfogliando il Decameron, ci imbattiamo in novelle che narrano amori tragici e eroici sino al sacrificio, amori nobili e cavallereschi, affetti delicati; e accanto a questi, amori lascivi. A fianco degli amori l'esaltazione dell'intelligenza e la derisione della sciocchezza umana (es. Calandrino). Atteggiamenti umani svariatissimi, pieni di sfumature, che Boccaccia ritrae finemente e fissa in modo tale che essi non si 
possono tra loro confondere.

Poeti italiani del XIV secolo
Meo Abbracciavacca
Gianni Alfani
Dante Alighieri
Cecco Angiolieri
Auliver
Baldo (poeta)
Arrigo Baldonasco
Betto Mettefuoco da Pisa
Bongiovanni da Cavriana
Bindo Bonichi
Rambertino Buvalelli
Matazone da Caligano
Gaia da Camino
Benvenuto Campesani
Guido Cavalcanti
Girardo Cavallazzi
Cenne da la Chitarra
Ciacco dell'Anguillara
Cino da Pistoia
Ciolo de la Barba
Compagnetto da Prato
Compiuta Donzella
Matteo Correggiaio
Cielo d'Alcamo
Onesto da Bologna
Paganino da Serzana
Dante da Maiano
Chiaro Davanzati
Obs de Biguli
Bonvesin de la Riva
Aimaro Monaco dei Corbizzi
Giovanni del Virgilio
Pietro Guglielmo di Luserna
Abate di Tivoli
Forese Donati
Percivalle Doria
Simone Doria
Eustachio da Matera
Pietro dei Faitinelli
Rustico Filippi
Filippo da Messina
Folcacchiero da Siena
Folco di Calavra
Folgóre da San Gimignano
Fra Pacifico
Francesco d'Assisi
Francesco da Barberino
Dino Frescobaldi
Giorgio di Gallipoli
Gallo Pisano
Garzo dell'Incisa
Luchetto Gattilusio
Anonimo Genovese
Giacomino da Verona
Giacomino Pugliese
Giacomo Grillo (trovatore)
Girolamo Terramagnino da Pisa
Guglielmo Beroardi
Guido Guinizelli
Guittone d'Arezzo
Iacopo da Benevento
Inghilfredi
Jacopo d'Aquino
Giacomo da Lentini
Jacopo da Leona
Jacopone da Todi
Paolo Lanfranchi da Pistoia
Brunetto Latini
Lovato Lovati
Pucciandone Martelli
Megliore degli Abati
Mino Mocato
Monte Andrea
Jacopo Mostacci
Nicoletto da Torino
Nina Siciliana
Odo delle Colonne
Bonagiunta Orbicciani
Guido Orlandi
Pannuccio dal Bagno Pisano
Calega Panzano
Gherardo Patecchio
Girardo Patecchio
Pavese (trovatore)
Pietro da Barsegapè
Neri Poponi
Stefano Protonotaro
Quilichino da Spoleto
Dante Alighieri‎ 
Francesco Petrarca‎ 
Franceschino degli Albizzi
Matteo degli Albizzi
Dante Alighieri
Pietro Alighieri
Giacomo Allegretti
Andria di Anfusu
Cecco Angiolieri
Antonio da Tempo
Antonio Beccari
Bichilino da Spello
Giovanni Boccaccio
Bindo Bonichi
Stoppa Bostichi
Andrea Bulgaro
Gaia da Camino
Benvenuto Campesani
Bernardo Canaccio
Cecco d'Ascoli
Cenne da la Chitarra
Cino da Pistoia
Gualpertino da Coderta
Matteo Correggiaio
Andrea da Goito
Niccolò da Verona
Paolo dell'Abbaco
Chiaro Davanzati
Sennuccio del Bene
Giovanni del Virgilio
Jacopo Alighieri
Pietro Guglielmo di Luserna
Bianco da Siena
Giovanni Dondi dell'Orologio
Enselmino da Montebelluna
Pietro dei Faitinelli
Folgóre da San Gimignano
Francesco da Barberino
Matteo Frescobaldi
Federico Frezzi
Luchetto Gattilusio
Leonora della Genga
Anonimo Genovese
Lapo Gianni
Gidino di Sommacampagna
Francesco Landini
Gotto Mantovano
Checco Miletto de Rossi
Nereo Morandi
Cecco Nuccoli
Guido Orlandi
Calega Panzano
Francesco Petrarca
Alberto Fiorentino
Guido Novello da Polenta
Antonio Porenzoni
Antonio Pucci (poeta)
Rinaldo da Villafranca
Cino Rinuccini
Immanuel Romano
Franco Sacchetti
Simone Serdini
Niccolò Soldanieri
Pieraccio Tedaldi
Meo de' Tolomei
Tommaso III di Saluzzo
Elisabetta Trebbiani
Fazio degli Uberti
Lapo degli Uberti
Francesco di Vannozzo
Guarino Veronese

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