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gatti
Racconto di Francesco Chiesa

Il micino

Innumerevoli le cose che possono affliggerci; basta però, qualche volta, a consolarci anche una cosa da nulla: un filo di erba, una gocciola di rugiada appesa a un filo d'erba. Di notte non si vede rugiada che luccichi; ma anche nel buio s'incontra la piccola cosa buona e gentile che diverte l il corso dei pensieri e riesce a propagarci nell'animo un sapore di pace. Ero uscito assai di malumore stasera da casa; non che mi fosse capitata una grave disgrazia: si sa che nemmeno occorre perché l'uomo veda tutto nero e trovi che la vita è un brutto vivere. Andavo passo passo per una stradetta suburbana poco illuminata, quand'ecco vedo apparire, sul muricciolo che corre lungo un'or-. taglia, un gattino bianco e nero. Mi fermo prima che fugga; faccio con le labbra lo schiocco che serve ad allettare i gatti, stendo un po' la mano ... E non fugge, no, il piccolino; accetta la mia mano, inarca il dorso sotto le carezze che gli faccio, rizza la coda. Agito un dito, e lui con le zampine fa l'atto d'afferrare. Gli domando: - Di chi sei, bel gattino? .. - Lui capisce, non capisce; ma fa come se voglia rispondermi: - Di chi? di nessuno, che io sappia. Sono di me ... - Trotterella via, ritorna, salta giu nel suo orto, risalta sul suo muricciuolo; incontra una foglia secca e la fa ruzzolare che parli; s'alza a far oscillare un ramicello di salice che pende. - Sono di me, e tutto quello che c'è è mio. - Anche le stelle? .. - Lui non bada alle stelle, nemmeno sa che ci siano. Di tutti gli astri, gli basta il sole, quando tornerà domattina; e sarà casi bello stendersi allora sulle pietre tiepide del muricciuolo.
- Vuoi venire con me, gattino bello?
Fin in capo al muro, si, m'ha accompagnato. E io (rida chi vuole)," proseguendo la mia strada, non mi sentivo più pesare sull'anima quell'ombra di malumore.

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