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Storia della scrittura

La scrittura, che è il mezzo grafico con il quale si fermano, o, quando manca la possibilità di esprimersi con la parola, si comunicano le idee e i pensieri, non è uguale in tutta la Terra.
Tutti i ragazzi del mondo, per scrivere, si servono di segni rappresentanti le lettere, che compongono l'« alfabeto» usato per una data lingua.
L'alfabeto che noi conosciamo e adoperiamo è quello « latino» o «romano» derivato, a sua volta, da quello «greco».
Tra gli antichi popoli, quello che inventò l'alfabeto fu il Fenicio. Dall'alfabeto fenicio si svilupparono, poi le scritture «ebraica»,
« aramaica», « araba ».

La scrittura fu inventata molti millenni d'anni fa. I ragazzi preistorici, per esempio, per esprimere le proprie idee, si servivano
degli « ideogrammi », segni
con i quali veniva rappresentata con una certa fedeltà un'idea o, meglio, una parola. Non era semplice scrivere così. I ragazzi, che servendosi degli ideogrammi volevano scrivere « casa» dovevano disegnare una casa o qualche cosa
che le assomigliasse molto; quelli che volevano scrivere bue, dovevano disegnare un bue, e così via. Ma, a loro disposizione, non avevano né carta né matita.
Si servivano di pietre appuntite e dei duri muri rocciosi delle caverne, loro abitazioni. Nacquero così i cosiddetti « graffiti» rupestri, che rappresentavano scene di caccia, danze sacre, animali, ecc.
Anche gli antichi Egiziani si servivano della scrittura ideografica semplificando le immagini alle quali attribuivano un valore che si avvicinava il più possibile alla espressione dei suoni. La scrittura degli Egizi fu chiamata, dai Greci, « scrittura geroglifica» e cioè « sacra e incisa ». Questa si effettuò, prima, sulla pietra. In seguito, allorché fu scoperto il « papiro ». pianta che cresce sul Nilo
e il cui fusto veniva suddiviso in sottilissime strisce che si rimettevano poi insieme in modo da formare un foglio, gli antichi Egizi si servirono di questo per tracciare i segni della loro scrittura e conservarli in rotoli.
Altra scrittura « ideografica» è quella degli antichi popoli Asstro-Babllonesi, incisa su tenere mattonelle d'argilla che erano poi fatte seccare al sole.
Gli antichi Romani incidevano le parole su delle tavolette spalmate di cera e si servivano di un'astlcclola di piombo e stagno, chiamata «stilo ».
Nell'estremo Oriente, il modo di scrivere dei Giapponesi e dei Cinesi, anch'esso formato da più sillabe, si chiama te monosillabo  o «polisillabo », cioè formato da una o da più sillabe. I segni erano tracciati - e ciò avviene anche oggi - sulla seta o su sottilissimi fogli di carta, con un pennellino. I Giapponesi e i Cinesi scrivono dall'alto in basso e da destra a sinistra. Anche i caratteri della loro scrittura ricordano vagamente le figure che si vogliono esprimere con le parole.
I segni dell'alfabeto che, riuniti, esprimono i pensieri e le parole sono, come abbiamo detto, essenzialmente- diversi per ogni gruppo di lingue. L'alfabeto di cui si serve la maggior parte dei popoli occidentali, compreso l'Italiano, è quello « latino» che si compone di 26 lettere dall'A alla Z. Poi c'è quello « greco» dal quale ha avuto origine la parola «alfabeto », chiamandosi Alfa e Beta te
due prime lettere, e si compone di 24 lettere: dall'Alta all'Omega. Più complicati gli alfabeti: « cìrtlllco » del quale si servono i Russi, con ben 30 lettere; « ebraico» con 30 lettere, e « arabo» con 28 lettere.