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Racconto di Rufillo Uguccioni
Un giorno marinai la scuola

La colpa fu anche un po' mia, ma se i compagni non mi avessero invitato alla partita, io non avrei neppur pensato a fare « dietro front» e lasciare la via che conduce alla scuola.
Così avvenne ... quel che avvenne. Il maestro prese nota della mia assenza, scrisse un biglietti no ... e quando giunsi fresco fresco a casa, capii dalla faccia scura del babbo la terribile verità.
Egli sapeva tutto. Non disse parola, pelò. A tavola parlò con la mamma di altre cose, e a me non rivolse neppure lo sguardo. lo tacevo aspettando da un momento all'altro lo scoppio del temporale. Invece... il pranzo passò così senza novità. Il babbo accese il sigaro, si alzò da tavola e andò in giardino, lasciandomi ancora sotto l'incubo di un'ignota minaccia che io sentivo sospesa sopra il mio capo, e che non potevo davvero illudermi che scomparisse così, in quello strano silenzio che divenne sempre più pesante e antipatico. La mamma taceva, la sorellina taceva, e perfino Flich, il 'cagnolino, sembrava anche lui divenuto pensieroso e taciturno. «Insomma! » io pensavo « che non ci sia il modo di far scoppiare il temporale? Così non si può continuare! ». Proprio mentre
pensavo così, il babbo, rientrando, mi diede un'occhiata e mi disse:
- Vieni con me. 
A quell'ora il babbo andava all'ufficio, e pensai che volesse, lungo la strada, farmi la paternale. Invece, strana cosa, per la strada il babbo cominciò a parlare come se non fosse accaduto niente di nuovo. Passammo davanti alla caserma, e il babbo, accennando al soldato di guardia, mi disse:
- Un bel gusto stare impalato per delle ore a far nulla! Non ti pare che quell'uomo occuperebbe meglio il tempo, andando a spasso?
- Il guaio è, babbo, che non lo lasciano libero di andare a spasso.
- E chi lo tiene?
- Oh! bella! il dovere! Non vedi che è una sentinella?
- Almeno quel ragazzino, - disse poco dopo il babbo, accennandomi il  venditore di giornali che stava' seduto all'angolo della via - almeno quello, potrebbe andare a divertirsi. Che fa seduto tutto il giorno tra quei mucchi di carta? .
- Oh non vedi, babbo, che vende i giornali? - E chi lo tiene fermo a quel posto? 
lo cominciai a chiedermi che senso potevano avere quelle strane parole del babbo. Ma non dovetti pensare a lungo, ché, giunto sulla porta dell'ufficio, egli si fermò a guardarmi in faccia e poi disse, a bassa voce: 
- E anch'io sono un povero scemo a chiudermi dentro a questa stanza fino alle cinque, mentre potrei venire con te a fare una bella passeggiata. Che ne dici? 
- lo dico ... - balbettai - dico, babbo, che tra un quarto d'ora devo andare al doposcuola. 
- Con questo sole, al doposcuola? Male: io non ci andrei. Per me è una perdita di tempo anche la scuola del mattino. I ragazzi dovrebbero sempre giocare, che so, a birilli, a pallone... . 
A quelle parole sentii un gran calore salirmi alle guance. Rimasi là, a testa bassa, aspettando la grandine. 
Ma il babbo mi pose una mano sul capo e mi disse, calmo e lento: 
- Ricordati: chi non si abitua a compiere i doveri facili come sono i tuoi. non sarà capace di compiere quelli più duri che la vita impone agli uomini. 
Hai capito stavolta? 
Se ho capito? Assai più che se il babbo mi avesse parlato con le minacce e con il castigo . 
Da quel giorno infatti sono diventato più diligente e più studioso. Se non lo credete, chiedetelo al mio maestro; e dirà a voi come disse al babbo: « Da quel giorno Nino ha messo il dente del giudizio, finalmente! »

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