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Appia Antica
Le antiche strade romane

I Romani, che avevano intuito l'enorme importanza delle strade, nel tracciarle e nel costruirle raggiunsero un'abilità tale che ancora oggi ci sorprende. Con imponenti lastricature di pietre rettangolari ne solidificavano il fondo, mentre con la costruzione di ponti, viadotti, gallerie, riuscivano ingegnosamente a vincere e a superare le maggiori difficoltà.
Si potrebbe dire che la strada romana segnasse e seguisse dovunque la marcia delle legioni vittoriose, come la scia la rotta di una nave.
Nacquero così le superbe vie di Roma, ricche di ponti arditi e di solidi viadotti, estendentisi dall'Italia alla Spagna, all'Asia Minore, dall'Africa alla Britannia, dovunque giungevano le sue conquiste. Costruite con lo scopo di facilitare la marcia e il rifornimento delle legioni, divennero ben presto le arterie attraverso le quali si svolsero il traffico e i collegamenti con i più lontani popoli del vasto Impero. Alberghi e posteggi per il cambio dei cavalli erano dislocati ovunque lungo le principali strade, rendendo così le comunicazioni più rapide e più sicure. Infatti i corrieri dello Stato, in caso di messaggi urgenti del Senato e dell'Imperatore da recapitare, potevano ottenere una velocità di oltre 100 chilometri al giorno.
Le distanze fra le varie località erano segnate sulla colonna miliare, il classico milliario. Il tracciato delle più famose vie costruite dai Romani, nei paesi mediterranei, è seguito anche oggi, dalla nostra rete stradale e spesso da quella ferroviaria. La più antica e famosa di queste strade è l'Appia, detta la regina delle vie - Viarum regina - il cui nome è legato a quello di Appio Claudio Cieco, che la costruì nel 312 a. C. quando egli era censore e mentre più aspra infieriva la guerra fra Roma e i Sanniti. In un primo tempo unì Roma con Capua. In seguito fu prolungata fino a Brindisi, passando per Benevento. Lunga quasi 360 miglia, essa, col suo solido lastricato di lava, che in alcuni tratti, dopo venti secoli, dura ancora, restò il simbolo della dominazione romana di buona parte dell'Italia peninsulare, dall'Appennino tosco-emiliano fin quasi al qolto di Taranto, al cui cospetto, sulla sponda opposta del mare, erano i ricchi e floridi paesi dell'Oriente, che parevano attendere l'avanzata delle aquile vittoriose. Se si pensa che per poterla portare a compimento fu necessario traforare montagne, abbassare colline, scavare fossi che impedissero le inondazioni, c'è da restare sbalorditi.
Ed ecco ancora, in ordine di tempo, la Via Flaminia, da Roma a Rimini, costruita dal console Caio Flaminio nel 220 a. C.; la Via Emilia, aperta nel 187 a. C. da Emilio Lepido, la quale, allacciandosi alla Flaminia e passando per Bologna e Piacenza, andava a Milano; e ancora l'Aurelia che da Roma costeggiando il Tirreno, raggiungeva Genova, riunendosi poi al gruppo stradale della Valle Padana; e ancora la Via Popilia, che conduceva a Reggio Calabria, allacciandosi all'Appia tra Capua e Napoli, e infine, tacendo le altre di minore
importanza, la Salaria, che, in origine usciva da Porta Collina insieme alla Nomentana e univa Roma a Porto d'Ascoli sull'Adriatico, superando g1i Appennini ad Antrodoco e scendendo al mare per Ascoli Piceno. Il nome di Salaria le viene dal commercio del sale che i Romani facevano con i Sabini, traendolo dal mare. Strada quindi costruita a scopo prettamente commerciale.
Sono queste le prime arterie di quella che costituirà in seguito la più superba rete stradale che si fosse mai vista al mondo. Italia, Gallia e Spagna ebbero in seguito dai tre ai cinquemila chilometri di strade ciascuna; e strade ebbero anche la Balcania, l'Asia Minore, la Siria, l'Africa, con ponti, acquedotti e viadotti, alcuni dei quali a più ordini di arcate, che ancora oggi, a distanza di millenni, con i loro ruderi imponenti o nella loro quasi miracolosa integrità, stanno a testimoniare l'amore dei Romani non solo per le glorie militari, ma
l'altro, più nobile, per la civiltà e il lavoro. Luce di civiltà e potenza di lavoro che raggiunsero gli estremi confini del mondo conosciuto proprio attraverso queste magnifiche strade le quali contribuirono quanto le legioni a fare di Roma la dominatrice del mondo e il cui insieme, nei secoli della repubblica e dell'impero raggiunse uno sviluppo totale di ben 300.000 chilometri! E tutte facevano capo a Roma, al Miglio d'oro, la colonna aurea, che era nel Foro romano; e su tutte l'organizzazione era perfetta.

Da « I Diritti della Scuola»

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