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Festa della mamma
Racconto di Francesco  Pastonchi
Ricordo

L'autocarro che mi porta si arrampica su per le sconvolte strade montenegrine e il rombo del motore è simile a un singhiozzo. Sembra stanco come gli uomini che trascina lassù. Incrociamo un gruppo di alpini, un altro, un altro ancora. Poi raggiungiamo una colonna che si snoda come un lento serpente sullo sfondo bianco grigio del panorama. Gli uomini sono curvi sotto il peso degli zaini, Pochi cantano, Molto spesso vedo ufficiali, vecchi e giovani, che, sacco in spalla, camminano davanti ai loro soldati. Uno di essi ci ferma e ci prega di prendere con noi un alpino che non può continuare a piedi. L'uomo sale e si distende sfinito in un angusto spazio
che i marinai gli fanno, Intanto interrogo. Cento voci mi rispondono in coro, Appartengono ad una Divisione ch~rientra in Patria dopo un lungo periodo di combattimenti. Diciotto bocche (tanti sono i marinai) gridano insieme poche parole:
Salutate le nostre Mamme!
È come un raggio di luce che viene a fugare le nubi della mia tristezza. Ecco la ragione della mia malinconia, di questa vaga sensazione di malessere spirituale che mi attanaglia il cuore e mi fa incessantemente cercare qualcosa che è indefinibile, che è irraggiungibile perché troppo lontano dalla natura che è intorno a me.
Era l'amore per te, Mamma, la nostalgia disperata di te, il bisogno del tuo calore, della tua carezza. Abbiamo parlato a lungo delle nostre mamme, mentre il sudore che ci bagnava il corpo si asciugava all'ombra di un grande salice e intorno non v' era più tristezza di rocce, né arsura di terra ingrata.
Soldati di ogni arma, le nostre Mamme sono tutte uguali. Lasciate che esalti, nella mia, anche le vostre; quelle dagli ampi fazzoletti neri incorniciati di capelli candidi come la neve e quelle dalle ricche acconciature simili a fate di sogni lontani. Siete tutte qui, Mamme, e vorrei potervi stringere in un unico, immenso abbraccio e guardarvi a lungo negli occhi e leggere nelle vostre lacrime iridate tutta la bellezza dei vostri sacrifici, delle vostre attese, delle vostre preghiere. Le labbra sorridono, ma in quel vostro sorriso c'è tanta amarezza.
Non piangete, mamme lontane; i vostri figli sono degni di voi e della vostra virtù. Se non ve lo hanno detto ancora le loro lettere molte volte disadorne, ve lo dice questo soldato che vive in mezzo a loro e che conosce tutte le loro passioni e i loro fremiti. Ci sono due cuori che vegliano nella notte e che un ponte ideale e tenace unisce: quello del soldato che veglia in armi e il tuo, mamma, che ripete il Rosario davanti alle icone nascoste nei fiori, al tremulo lume di una candela. E quando le campane diffondono per l'aria il suono dolcissimo dell' Ave, quattro occhi umidi mormorano col cuore una benedizione e una preghiera,
Specialmente quaggiù, dove la solitudine è perfetta e dove le orride gole delle montagne ripetono all'infinito un nome: il tuo, mamma!

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