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Festa della mamma5

Festa della mamma 2016
Soliloquio di un figlio

Mamma, l'omaggio che voglio offrirti per la "festa delle mamme", anche se non sei più nell' esilio terreno, è un fiore sbocciato da tempo nel mio cuore, da quando ho approfondito la conoscenza di Maria, la Madre del Signore.
Da allora ho imparato a valutarti meglio.
Dio sia benedetto e ringraziato per avermi dato una mamma come te che tanto si somiglia alla Sua.
Lei giovinetta, come lo fosti tu; Lei come te votata alla verginità; Lei invitata da Gabriele, l'Angelo dell'Annunciazione, all'apparente rinuncia al suo voto; Lei invitata ad accettare Giuseppe, solo sposo legale, per diventare Madre del Signore; tu invitata dal tuo confessore a rinunciare al tuo voto per accettare di essere sposa di un povero cieco; Lei madre di Gesù Figlio di Dio; tu madre di
sette figli: un prete, due frati, una monaca, un carabiniere, mia sorella ostetrica, e me tribolato umile sarto del paese.
Lei iniziò la sua carriera di addolorata al momento in cui Simeone le predisse il Figlio "segno di contraddizione" e "l'anima trafitta da una spada"; tu nel figlio prete accettasti il  "segno" della contraddizione; in uno dei due frati missionari soffristi il martirio di Lei sotto la croce; nella figlia suora la lacerazione della carne per aver contratto la lebbra nel suo servizio tra i lebbrosi.
Lei assistette immobile all' agonia del "crocifisso"; tu hai assistito me, reduce dalla Russia, semi assiderato e senza la possibilità di avere una mia famiglia; Lei divenuta madre di Giovanni e di una moltitudine di figli redenti ma più volte peccatori da riconciliare al Figlio; tu con la consolazione di tanti sconosciuti figli spirituali dei tuoi tre sacerdoti ...
Mamma mia, quanto hai somigliato alla Madonna! Sempre povera sempre umile e gioiosa, sempre attenta e rassegnata alla divina volontà.
Quanto hai somigliato a Lei nell' assistere il babbo cieco fin dal giorno in cui lo hai sposato. E lo sposasti per vero amore come per vero amore gli donasti la gioia di tanti figli.
Mamma mia, quanto hai lavorato, come hai imparato a vegliare e digiunare per essere sempre pronta a correre "in fretta" alletto di qualche infermo, come Maria per Elisabetta, e comunicare la tua carità, la tua rassegnazione, la tua grande fede!
Quanto somigliasti alla Madonna quando in punto di morte con accanto mio fratello prete e l'altro missionario, chiedesti a me di accendere il cero per ricevere da loro l'Unzione degli infermi, e dopo che il tuo corpo, possa rivestite di sola pelle, fu consacrato per la futura risurrezione, chiedesti loro di cantare il Magnificat...
Quando sentii nel canto "grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e santo è il suo nome ... di generazione in generazione la sua Misericordia si stende su quelli che lo temono" io ebbi un brivido di terrore, e caddi in pianto senza angoscia e singhiozzi.
Vedevo i tanti tuoi nipoti raccogliere l'eredità del tuo esempio per generazioni future.
Apristi gli occhi per guardare in alto ... tendesti le mani come se Qualcuno venisse a sollevarti fino al Cielo ...
Mamma, quando i miei fratelli sacerdoti ti salutarono: "Addiomamma, tu sei già in Paradiso", il cuore di questo tuo figlio orfano, solo e tribolato, ma non disperato, sussultò di gioia.
Permettimi, mamma, di chiamarti santa perché tu lo sei, hai meritato di esserlo. Sei già vicina al tuo figlio missionario martire, vicina a tua figlia missionaria non più lebbrosa.
Accanto a te è papà non più cieco, non più sofferente.
Sei nell'infinita luce di Dio, ma sei anche la luce dei miei occhi, il conforto di noi quattro figli e dei sei nipoti rimasti quaggiù. Mamma, ti faccio una confidenza: è da questo Anno Santo, da quando ho conosciuto meglio la Madonna, ogni volta che il mio sguardo s'incontra in una Sua immagine, io scorgo il tuo profilo, il tuo sguardo, anche se ti ricordo col volto rugoso e invecchiato; ma gli
occhi, la sagoma del tuo viso sono tuoi, inconfondibili.
Tu mi guardi e io ti contemplo.
Quanta dolcezza, quanto conforto m'infondi! Mi manca solo la tua voce, mi manca solo di sentirmi chiamare da te per nome.
Stasera dovrò vegliare forse fino all'alba per consegnare a Fulvio l'abito da sposo ... Sono sicuro che tu veglierai con me, mi aiuterai a togliere le ultime imbastiture, a stirare l'ultima piega ... Così Fulvio sarà più bello nel presentarsi all'altare accanto alla sposa ...
E tu sarai con me lì vi
cino agli sposi e li guarderai con compiacenza ... mentre questo tuo povero figlio, assiderato alle gambe,
senza rimpianti per non aver avuto una sposa e dei figli, godrà di aver avuto te per madre tanto somigliante a "Maria!
Mi basta per esser felice.
P.M.

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