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Racconti Inverno

Racconto sulla brina di Antonio Stoppani - La Brina


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Racconto Inverno -
di Antonio Stoppani -
La brina -

Tutto tace nella campagna. I ruscelli scorrono

senza mormorio sotto il ghiaccio, quasi sotto una volta di cristallo smerigliato; i torrenti sono gelati od asciutti; le mandrie fumano sdraiate nelle tepide stalle; i cani giacciono accovacciati in uno stato di dormiveglia; i gatti fan le fusa accosciati in un angolo del focolare; gli
uccelli randagi, nunci a noi sempre della primavera che nasce e dell'autunno che muore, simboli de' falsi amici,  intonano sotto altri cieli le loro canzoni.
Solo si vedono di lontano i corvi disegnare una larga macchia nera sulla bianca distesa de' campi; e di tratto in tratto, a voli brevi e furtivi, i passeri si slanciano dai comignoli al piano o lo scricciolo dal cespuglio alla macchia.
Tutto tace... ma no, di chi è questo sibilo breve, acuto, penetrante come uno spillo,

che mi ferisce l'orecchio? Sono il fiorrancino e la cincia. che rompono il silenzio della campagna col loro ingenuo zi-zi...
Tutto tace di nuovo e il silenzio si accorda con l'uniformità dell'immenso bagliore che copre come un magico velo il monte, il piano, la valle, i villaggi, le città.
Tutto investe, tutto penetra la brina, a quella guisa che il musco riveste i tronchi dal lato che guardano a settentrione, o la muffa i corpi fracidi, nascondendovi,

sotto il manto della vita, il terribile lavoro della corruzione.
Le piante hanno rimesso, quasi per incanto, la chioma; ma quella chioma è canuta.a I fiori e le foglie son di cristallo; ogni fronda è un vezzo di diamanti; ogni erbetta un serto Il di gemme.

Che sono mai quelle file di cristallini che descrivono una curva così vaga tra i rami, quasi monili pendenti dal collo di ninfe invisibili, e sono tese come brandelli di merletto dall'uno all'altro ramoscello, o pendono oscillanti come orecchini di bianche margheritine? Ecco: i ragni avevan trovato il modo di rendere così fini i loro fili, che il sole non li scoprisse; ma la brina ne rivela il misterioso ordito, al cui segreto si affida la vita insidiosa di quegli industri animaletti.
Volgiamoci alla città. Come in un giorno di sagra si suoI rivestire di musco gli archi trionfali, secondandone tutte le linee architettoniche, così la brina ha, con ogni più scrupolosa diligenza, ricoperti di .candidissima vellutatura gli spigoli dei tetti, delle facciate dei monumenti.
Cornici, barre, cancelli, tutto è disegnato in rilievo da essa.
Anche i fili telegrafici s'ingrossano in funi di cristallo.


Siamo nel cuore dell'inverno e la campagna si è abbandonata al dolce riposo stagionale. Il ghiaccio che ha coperti i corsi d'acqua ne ve!a il fluire, facendoli
sembrare fermi; tutta la vita animale appare come avvolta in un incantesimo, lentamente sceso a sospendere ogni movimento.

Qualche breve volo d'uccelli qua e là, ed il loro versacuto che rompe improvvisamente il silenzio e poi subito tace, non sono in contrasto con la muta immobilità dell'insieme, ma aumentano l'effetto malioso di una natura che rimane a far da sfondo e non prende parte a tali manifestazioni di Vita.
La brina ha ingemmato tutte le cose, stendendo su di esse il suo luccicante velo di cristallo e ne ha mutato il solito aspetto in altro degno di un paesaggio fiabesco.
La visione ha suggerito all'autore queste pagine finissime nelle quali l'analisi minuziosa nulla ha di freddamente scientifico, ma è ingentilita dal tocco delicato della poesia.


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