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Racconto di Giuseppe Fanciulli  
Neve in montagna 


La neve saliva, e gli uomini scavavano stretti passaggi per uscire e andare da una casa all'altra.
Del resto ogni casa era fornita del necessario, come una nave che sverna nei mari gelati..

Vi fu qualche tùrbine di vento.
La neve, sollevata, mulinava, ricadeva in stracci leggeri, La foresta gemeva, e si udivano gli scoppi dei rami che, troppo carichi e troppo tormentati, si spezzavano,

In quei giorni la furia dell'aria riusciva a svelare tra le nubi larghi specchi di azzurro, e un raggio di sole accendeva fra tanto candore un brillìo infinito, Sotto a un cielo di stelle la neve gelava, e
nella tarda alba diffondeva riflessi di madreperla.
Poi di nuovo la cenere chiara si adunava da ogni parte, e ancora cadevano fitte le

piume bianche,
Queste prime righe ti danno la chiara sensazione dell'ardua lotta tra l'uomo e la natura in montagna, dutrante il gelo invernale, L'autore ne fa appena un breve cenno ma a esso tu puoi comprendere quanta costruttiva fatica sia alla base di quella affermazione, ormai naturale, che « ogni casa era fornita del necessario ».
La descrizione è limpida, la terminologia appropriata: lo scrittore si compiace di ravvivare con suggestive immagini l'impressione di quella furia: egli sembra scegliere di proposito il modo di far balenare dinanzi ai tuoi occhi visioni luminose e soffici per contrapporle alla cupa atmosfera della tempesta. Ed eccoti i «larghi specchi d'azzurro», «il brillio », i «riflessi di madreperla », «le piume bianche» di effetto veramente squisito.

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