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Racconto di Italo Calvino
La città sotto la neve
Marcovaldo andò al lavoro a piedi; i tram erano fermi: per la neve. Per strada, aprendosi lui stesso la sua pista, si sentì libero come non s'era mai sentito. Nelle vie cittadine ogni differenza tra marciapiedi e carreggiata era scomparsa; i veicoli non potevano passare, e Marcovaldo era diventato padrone di camminare in mezzo alla strada, d'attraversare fuori delle linee prescritte, di avanzare a zig-zag.
La città nascosta sotto quel mantello chissà se era sempre la stessa o se nella notte l'avevano cambiata con un'altra?
Chissà se sotto quei monticelli bianchi c'erano ancora le pompe della benzina, le edicole, le  fermate dei tram o se non c'erano che sacchi e sacchi di neve?
Marcovaldo camminando sognava di perdersi in una città diversa: invece i suoi passi lo riportarono proprio al suo posto di lavoro di tutti i giorni, il solito magazzino.
Lì ad aspettarlo, c'era una pala, alta più di lui. Il magazziniere-capo signor Viligelmo, porgendogliela, gli disse: - Davanti alla ditta la spalatura del marciapiede spetta a te.
Marcovaldo imbracciò la pala e tornò a uscire.

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