Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

Racconto di Vincenzo Fiaschitello 
Barabba e il Cireneo - 3/4

Le donne avevano interrotto il loro lavoro e, scese per strada, commentavano quel che il giorno prima era accaduto nel cortile della Fortezza Antonia.

-"Caifa e Hanna, suo genero, diceva una donna, hanno seminato a piene mani l'odio e hanno voluto la morte del giovane di Nazareth".

-"Io, diceva un'altra con le vesti e le mani ancora bianche di farina, ho il cuore a pezzi e non posso che accusare di viltà i suoi discepoli. Perché lo hanno condotto a Gerusalemme? Dovevano tenerlo lontano dai tanti nemici di questa città. Lo seguivano come un'ombra, ma poi nel momento del pericolo li hai visti? Nessuno accanto a lui. Nemmeno quel tale più anziano che chiamavano Pietro, il pescatore di Cafarnao. Nessuno ad aiutarlo per timore di essere scoperti suoi seguaci e condannati anche loro".

-"No, diceva un'altra, un discepolo c'era, un giovane di nome Giovanni che seguiva da lontano, accanto ad alcune donne piangenti. E poi è intervenuto un uomo robusto che lo ha aiutato a portare il patibolo. Senza quell'aiuto non sarebbe arrivato vivo sul colle del Golgota".

Una delle donne che era uscita per ultima chiamò le altre e indicò un tizio steso su un gradino di una scala vivino all'uscio di una casa dall'altro lato della piazza. Si avvicinarono.

-"Dorme, poveretto, si vede che non ha casa!"

-"Ma non vedi che è un tipo distinto, non può essere uno che vive di elemosina".

-"E' vero, ha una tunica  di buona fattura!"

-"Aspettate, la tunica... guardate quelle macchie rosse. A me sembrano di sangue".

-"E forse non ti sbagli. Vuoi vedere che è uno di quelli che si è sporcato di sangue la tunica mentre colpiva Gesù?"

In quel momento, Simone aprì gli occhi, si guardò attorno e, vedendo tutte quelle donne così sbigottite, disse:

-"Non abbiate paura, non sono un vagabondo, ma poco fa sono crollato a terra perché era da molte ore che non dormivo".

Man mano che Simone narrava le cose straordinarie che gli erano capitate, le donne si tranquillizzavano ed ebbero per lui un profondo rispetto. Ora la sua veste era una reliquia preziosa e la baciavano con devozione.

Il Cireneo, infine si alzò e, seguito dallo sguardo ammirato delle donne e dai saluti chiassosi dei ragazzi che volevano vederlo da vicino e toccarlo, si diresse verso casa.

Tra sé andava dicendo: "Questa è la mia prima Pasqua d'Amore. grazie al prezzo della vita del Messia, al patibolo di legno che ho portato sulle spalle, che anziché rendermi impuro, ha redendo la mia vita".

Abbassò gli occhi a terra e mormorò:" Signore, mio Dio, riconosco di aver trovato la mia vita dopo essere stato in cammino con te!"

Era già trascorso un mese dalla morte del Nazareno, quando una sera un decurione in servizio nella Fortezza Antonia, facendosi avanti nella penombra, salutò il suo comandante, centurione di grande esperienza, che discuteva animatamente con due vice centurioni che gli mostravano una carta alla luce di una fiaccola tenuta in mano da un assistente.

-"Bestia, diceva il centurione, alza la fiaccola, non riesco a leggere. Spostati sulla destra! Gli ordini sono di fare ogni sforzo per catturare Barabba. Il tribuno ha disposto che tutta la centuria dovrà operare per la sua cattura. Che cosa c'è? Perché vieni a disturbarci in questo momento?"

-"Centurione, di là c'è quel vecchietto cencioso che tutti i giorni sta a lato della Porta d'Efraim a chiedere l'elemosina".

-"E allora? Ci rompi l'anima per un cencioso? Mandalo via, veditela da solo!" lo rimproverò adirato il centurione.

-"Perdonami, centurione se insisto, ma mi sembra che si tratti di una cosa importante. Ha detto che vuole riferirti una notizia su Barabba":

-"Su Barabba? E che ne sa lui?"

E, dopo aver scambiato un'occhiata con i due, ordinò al decurione di farlo entrare, ma di fermarlo sulla soglia. Aveva in passato sperimentato come finti mendicanti fossero pronti ad usare a tradimento il coltello e poi perché sicuramente era sporco e puzzolente.

Il mendicante, un uomo piuttosto anziano e con gli abiti a brandelli, non simulava di avere il braccio storpio come faceva quando chiedeva l'elemosina, salutò e si fermò sulla soglia come gli era stato ordinato.

-"Parla! Dimmi in fretta quel che sai di Barabba!"

-"Centurione, ieri sera mi trovavo come al solito accanto alle colonne della Porta d'Efraim a chiedere l'elemosina, quando ho visto uno zelota che, a pochi passi da me, diceva a un uomo attempato. "So che ti chiami Simone, il mio amico Barabba vorrebbe conoscerti. Gli è stato riferito che un tempo tu lo cercavi per ucciderlo, ma che lo hai perdonato, dopo che sei stato a finco di Gesù il Nazareno, quando lo conducevano alla crocifissione". Quei due continuavano a parlare mentre si allontanavano. Io ho capito che si trattava di un discorso importante e per un po' sono andato dietro senza farmi notare".

-"Bravo! Continua", disse il centurione.

-"Purtroppo ho afferrato solo alcune frasi smozzicate, però ho capito che quel tale chiamato Simone accettava di conoscere Barabba".

-"Bene, mendicante. Hai reso un ottimo servizio". Chiamò il decurione e gli disse:" Accompagnalo fuori e dagli mezzo siclo d'argento per ricompensa".

-"E' fatta!", disse ai suoi vice centurioni. mandate due milites ben svegli a seguire ogni movimento di questo Simone. Lo ricordo bene: era venuto a protestare con il tribuno perché il decurione della scorta gli aveva imposto di aiutare il falegname di Nazareth a portare il patibolo.

Nei giorni che seguirono, Simone fu costantemente sorvegliato, finché una notte i due milites  videro che Simone uscì di casa, guardingo, e si avviò verso la città bassa. Subito uno dei due corse verso la Fortezza Antonia per segnalare al centurione quella insolita uscita.

In pochi minuti furono allertate due decurie che, al comando dei sottufficiali, seguirono il miles. Era l'indizio giusto. Infatti, nel frattempo l'altro miles, rimasto a vigilare Simone, riferì che quello si era incontrato con un ebreo, certamente lo zelota, entro una taverna poco distante. Gli ordini impartiti ai due decurioni erano precisi: accertata la veridicità dell'incontro dovevano immediatamente inviare una staffetta per informare il centurione, il quale al comando delle altre otto decurie sarebbe intervenuto.

Dopo poco tempo lo zelota e Simone uscirono dalla taverna e presero la via in direzione di Gerico.

Camminarono al chiarore della luna per più di due ore; percorsero un lungo tratto in salita per un sentiero, finché giunsero nelle vicinanze di un promontorio roccioso. Dall'alto di un terrapieno nascosto dai rovi, una voce intimò l'alt. Lo zelota rispose:Noè! Tre sentinelle, appostate dietro la folta macchia, comparvero all'improvviso come fantasmi: "Ah, sei tu...Hai portato il tuo amico? Bene, vi accompagno dal comandante".

I soldati romani avevano seguito silenziosamente a una certa distanza i due. Giunti a metà del sentiero della collina, il centurione ordinò ai decurioni di disporsi in modo da circondare tutta la zona.

-"Dobbiamo essere sicuri che in quel rifugio ci sia colui che stiamo cercando, disse il centurione  ai suoi uomini, intervenite solo quando do il segnale".

A sua volta, ciascun decurione impartì gli ordini: "Cinque con le lance in spalla e con gli elmi in testa a far da sentinelle, gli altri cinque in attesa del cambio di turno. Mantenere il silenzio!"

I primi cinque si allontanarono di qualche passo, mentre gli altri si tolsero l'elmo, conficcarono a terra le lance e si accovacciarono accanto a una roccia. Si guardavano tra loro e già qualcuno mormorava, non sopportando di stare in silenzio. Uno dei più anziani, incoraggiato dall'aspetto tranquillo del decurione, si alzò e con un filo di voce gli rivolse la parola: "Scusami decurione, ma io non capisco quel che è successo. Solo pochi giorni fa questo assassino di Barabba era in prigione e Pilato lo ha fatto liberare. Ora siamo costretti a passare un'intera notte in bianco per catturarlo".

-"Fai silenzio e torna al tuo posto. Hai i capelli bianchi, ma non ti intendi di politica!"

-"Che cosa è la politica? E' forse il potere che ti consente di fare tutto e il contrario di tutto, perché poi alla fine ti ritrovi ad avere sempre ragione?"

-"Zitto, ignorante! Te lo spiego in poche parole. Il nostro Prefetto Pilato ha dovuto accontentare quei cani di ebrei. Tra il falegname di Nazareth e Barabba ha dovuto dare in pasto il primo, quello che chiamavano Gesù, perché lo ritenevano molto più pericoloso dell'altro. Gesù godeva di un seguito enorme, Barabba invece poteva contare su un piccolo gruppo di fanatici del partito zelota. Comunque la sua decisione non è piaciuta a Tiberio, il nostro imperatore. E ora, per ingraziarselo e evitare ancora le denunce degli ebrei, fa di tutto per catturare questo Barabba".

                                                                                                                                           ( continua)